Holodomor #1 – Lettere da Kharkov

Andrea Graziosi – Lettere da Kharkov

Al Bazar il 21 mattina i morti erano raggruppati come mucchi di stracci, nella mota e nello sterco umano, lungo la palizzata che limita il piazzale verso il fiume. Ce n’erano una trentina. Il 23 mattina ne ho contati 51. Un bambino succhiava il latte dalla mammella della madre morta, dal viso color grigio. La gente diceva: questo sono i boccioli della primavera socialista.
Nella Puskinskaja scendevo un pomeriggio verso il centro. Pioveva. Tre besprizornye passarono davanti a me, finsero di accapigliarsi. Uno ricevette uno spintone ed andò a finire contro una donna che portava una pentola di Borsc, raccolta dentro un fazzoletto. La pentola andò per terra e si spezzò. Il colpevole fuggì e gli altri due raccattarono con le mani, tra la mota la zuppa e la ingoiarono. Un poco ne misero in un berretto, per il terzo.

Così scrive nel maggio del 1933 in un dispaccio diplomatico il console italiano a Kharkov, all’epoca capitale dell’Ucraina Sovietica, Sergio Gradenigo.
All’inizio degli anni ’30, il governo fascista italiano aveva accreditati in Urss alcuni diplomatici. Attenti e scrupolosi nell’annotare le manifestazioni della politica staliniana e i gesti semplici e disperati della popolazione, i dispacci fotografano lucidamente gli eventi terribili della collettivizzazione e della carestia che causarono la morte di milioni di ucraini.
Alla fine degli anni ’80, grazie al lavoro di Andrea Graziosi, storico e sovietologo di fama internazionale, questi documenti rinchiusi negli Archivi di Stato italiani vengono finalmente alla luce.
Lettere da Kharkov, il saggio pubblicato nel 1991 da Graziosi fornirà, assieme al lavoro di Robert Conquest Harvest Of Sorrow – uscito in Inghilterra e Stati Uniti nel 1986 ma pubblicato in Italia solo nel 2004 (Robert Conquest, Raccolto di Dolore, Liberal Edizioni) – un contributo fondamentale per la ricostruzione delle tragiche vicende della carestia pianificata di Stalin in Ucraina nel 1932-33, nota come Holodomor, in cui perirono milioni di ucraini.
Collettivizzazione e industrializzazione forzata
Negli anni dal ’32 al ’33 milioni di contadini ucraini – le cifre parlano di un numero imprecisato oscillante tra 5 e 7 milioni – morirono a causa delle deportazioni, della mancanza di viveri, della deprivazione fisica e dei suicidi provocati dallo squilibrio psichico e dal collasso sociale conseguenti alla collettivizzazione delle campagne da parte di Stalin.
L’origine del Holodomor, termine ucraino che significa “morte per fame”, risale al 1929 quando Stalin vara un colossale e ambizioso programma per risollevare le sorti di una stagnante economia socialista. Il piano si articola in due punti chiave: la creazione di una possente industria di Stato e l’istituzione di aziende collettive nelle campagne. Perseguendo l’obiettivo economico della collettivizzazione Stalin mira in realtà a raggiungerne un altro ben più ambizioso: la distruzione e l’annientamento della classe sociale dei contadini e dei piccoli imprenditori agricoli da sempre ostacolo alla sovietizzazione della società. Mentre nelle città si provvede ad un’industrializzazione forzata in barba a qualsiasi logica economica e all’annientamento dell’intellighenzia dissidente attraverso le purghe, le campagne vengono razziate, il grano, confiscato fino all’ultimo chicco, venduto all’Occidente in cambio di valuta pregiata necessaria per finanziare l’industria.
Nella primavera del 1933 in Ucraina a causa della fame muoiono 17 persone ogni minuto, 1000 ogni ora, quasi 25 mila ogni giorno. Nell’arco di qualche settimana 11 mila villaggi si svuotano completamente.

Copertina libro

Copertina libro

Lettere da Kharkov
Negli ultimi 20 anni, grazie al crollo del Muro di Berlino diversi sono stati gli storici che hanno potuto approfondire lo studio di questa drammatica vicenda oggetto per lungo tempo di controversie per via delle falsità perpetrate non solo dal regime sovietico ma anche dai tanti intellettuali occidentali, tra i quali George Bernard Shaw, che avevano opportunisticamente occultato questa tragica pagina della storia.
In un intervento al Convegno sul Holodomor tenutosi a Vicenza nel 2003, Andrea Graziosi afferma come i documenti dei rappresentati diplomatici italiani in Urss sulla carestia del 1932-33, rinvenuti nell’archivio del Ministero degli Esteri, “hanno radicalmente mutato la mia comprensione della storia sovietica e anche il modo in cui guardo al secolo passato”. Continua ancora lo storico sottolineando come “alla luce del 1932-33 quel sistema ci appare, almeno per una fase della sua storia, come un vero e proprio “impero del male”, più che come un “totalitarismo” ideologicamente teso a conquistare e rifondare le coscienze, un impero i cui dirigenti sono condannati senza appello dal loro coinvolgimento in crimini contro l’umanità di portata straordinaria”.
Allied Scheme of History
Nonostante in tempi recenti l’apertura dell’archivio del KGB ucraino abbia fornito ulteriori prove di questo olocausto, il riconoscimento ufficiale del genocidio è avvenuto solo da parte di alcuni paesi tra cui Argentina, Australia, Brasile, Canada, Città del Vaticano, Colombia, Ecuador, Georgia, Lettonia, Lituania, Messico, Paraguay, Perù, Repubblica Ceca, Slovacchia, Stati Uniti, Ucraina, Ungheria.
Stupisce l’assenza di paesi chiave dell’Unione Europa come Francia, Germania e Italia.
La lettera inviata nell’ottobre del 2003 al Parlamento Italiano e alla Commissione Europea dal comitato scientifico che promosse il Convegno di Vicenza e l’articolo del professor De Rosa “Il Parlamento Italiano riconosca lo sterminio” uscito sul Corriere della Sera del 24 dicembre 2003 ha trovato udienza solo parziale presso le orecchie di Bruxelles e Roma.
Se l’ONU nel 2003 ha definito la carestia come il risultato di politiche e azioni “crudeli” che provocarono la morte di milioni di persone, il Parlamento europeo il 23 ottobre 2008 ha adottato una risoluzione nella quale ha riconosciuto il Holodomor come un “crimine contro l’umanità” evitando opportunisticamente di usare la parola genocidio.
Un esempio di realpolitik interpretabile alla luce della formula dell’“Allied Scheme of History” proposta dallo storico Norman Davies, secondo il quale i rapporti di comodo tra gli alleati di ieri nella lotta contro il nazismo da sempre impediscono all’Occidente di fare piena luce sulle tragedie dello stalinismo.
L’Occidente non ha mai riconosciuto il comunismo sovietico alla stregua del nazismo quale sistema di sterminio dell’uomo. E questo nonostante ci siano state fin troppe voci autorevoli a partire da Hannah Arendt che hanno parlato di equivalenza tra questi due totalitarismi.

Andrea Graziosi (a cura di), Lettere da Kharkov: La carestia in Ucraina e nel Caucaso del Nord nei rapporti dei diplomatici italiani, 1932-33, Einaudi, Torino 1991.

Massimiliano Di Pasquale

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