Holodomor #2 – Quaderni Ucraini

Igort – Quaderni Ucraini

Gli appassionati di musica forse lo ricorderanno quale leader degli Slava Trudu, band musicale “filosovietica” anni ’80, affascinata dalle avanguardie russe e dal linguaggio onomatopeico di Filippo Tommaso Marinetti. O come il geniale fumettista che sulle pagine della storica rivista Frigidaire faceva conoscere agli italiani, con tavole disseminate di simboli e bandiere delle repubbliche sovietiche, l’universo che si schiudeva al di là della cortina di ferro.
Pier Vittorio Tondelli, in un celebre articolo sull’Espresso del novembre 1984 intitolato Punk, Falce e Martello, lo descrisse come la punta del filosovietismo nel fumetto.
Igor Tuveri, meglio noto come Igort, è in realtà un uomo che ha fatto della passione per la cultura russa non solo sovietica, una ragione di vita. A tal punto da considerare “Chekhov una specie di zio, più che un nume tutelare”.

Cover libro

Cover libro

Figlio di un compositore di musica, l’autore di Quaderni Ucraini, memorie dai tempi dell’Urss – graphic novel uscita nel 2010 per Strade Blu di Mondadori – si è nutrito sin da bambino delle suggestioni provenienti dal mondo russo.
Se negli anni ’80 l’amore per Rodchenko e Majakovskij faceva di lui un fumettista in cui il gusto della provocazione dadaista e futurista non era mai disgiunto da un tratto brillante ed elegante, in tempi più recenti la passione per Chekhov lo ha spinto ad avventurarsi in Ucraina alla ricerca delle ville abitate dallo scrittore di Taganrog.
Una volta giunto a Kyiv il progetto iniziale, quello di un libro illustrato sulle dimore dell’autore de Le Tre Sorelle, viene però accantonato in favore di un reportage disegnato incentrato sul tema dell’Holodomor.
“Arrivato a Kyiv, prima ancora di scendere a sud verso la Crimea, sono stato investito da una sensazione molto forte. Ho capito di essere di fronte a una realtà devastante, piena di dolore. Non era la terra dei sogni di Chekhov, ma un universo che mi stordiva. Ho chiamato il mio editore e gli ho detto che dovevo fare un altro libro. Ho cambiato completamente rotta. E non solo metaforicamente, trovato un interprete anziché andare a sud, in Crimea, mi sono diretto nella parte est, quella vicina alla Russia e sono andato a vedere con i miei occhi”.

Back cover

Back cover

Spinto dalla curiosità di conoscere come fosse stata la vita in Ucraina al tempo dell’Unione Sovietica, Igort va in mezzo alla gente a raccogliere testimonianze di un passato che si rivela ben diverso da quello raccontato in Occidente negli ambienti di sinistra.
“Ho cominciato ad uscire, per portare il disegno, il racconto fuori dallo studio, sulla strada, “en plein air”, alla maniera degli impressionisti. Mi sono misurato con le storie della gente comune. Fermavo le persone per chiedere loro se mi raccontavano come avevano vissuto. Poi, con questo materiale registrato, sbobinato e tradotto, ho cercato di capire se questo poteva essere la base di un racconto. Del racconto di quello che un tempo fu l’Unione Sovietica. Ma il mio non voleva essere un libro ideologico, volevo semplicemente capire, senza pregiudizi ideologici”.
Con il procedere delle interviste l’autore si accorge che il Holodomor, la terribile carestia artificiale architettata da Stalin per decimare i kulaki, è il vero filo rosso che unisce la maggior parte delle testimonianze.
“Avevo raccolto le testimonianze, in molti casi, di sopravvissuti a un olocausto sovietico che ha decimato in due anni un quarto della popolazione ucraina. Un’immane tragedia, coperta dal silenzio”.
La scoperta di questa tragedia costringe l’autore, come già avvenuto in passato a Orwell e allo storico Andrea Graziosi, entrambi uomini di sinistra, a fare i conti drammaticamente non solo con uno dei più grandi genocidi del ‘900 ma con la ritrosia di quella parte politica a volere ammettere verità storiche scomode e imbarazzanti.
“Ho ricevuto una quantità di mail da parte di amici che mi esortavano a desistere, o quantomeno a riflettere bene: “ma perché vuoi fare un libro sull’Ucraina? Perché mai dobbiamo raccontare queste cose!!” Io non credevo ai miei occhi quando leggevo queste mail. Certo, era la paura che potessi essere strumentalizzato, o peggio, il rischio di passare per “revisionista”. Eppure a me sembrava importante analizzare questo che anche in Ucraina è stato, per tanto tempo, un argomento proibito.”
Quaderni Ucraini uscito anche in Francia e in Ucraina gli ha ovviamente attirato gli strali di molti accademici russi.
A dimostrazione di come il virus dello stalinismo nella Russia autocratica di Putin, sia stato tutt’altro che debellato. E di come il Holodomor – nonostante l’apertura di molti archivi, i rapporti della polizia segreta e le testimonianze dei superstiti – sia ancora oggi oggetto di negazionismo da parte di Mosca.
“Il primo a parlare ufficialmente dell’Holodomor è stato l’ex presidente ucraino Yushchenko ma io stesso sono stato attaccato da due professori dell’Università di Mosca come se stessi facendo un attentato alla cultura russa. D’altronde perché stupirsi se secondo le statistiche più recenti, Stalin è ancora la terza figura più popolare in Russia?”

Igort – Quaderni ucraini. Memorie dai tempi dell’URSS Mondadori (collana Strade blu. Fiction) 2010, 180 p., ill., brossura. Prezzo € 17,50

Massimiliano Di Pasquale

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