Holodomor #4 – Oxana Pachlovska

Oxana Pachlovska, studiosa e scrittrice ucraina, co-fondatrice dell’Associazione Internazionale di Studi Ucraini, è stata una delle relatrici al Convegno sul Holodomor tenutosi 11 anni fa a Vicenza.
Da quel convegno, il cui obiettivo era “cercare di capire da dove venne la morte per fame a coloro che vivevano nel granaio d’Europa” è stato ricavato un bel libro – La morte della terra. La grande carestia in Ucraina nel 1932-33 (Viella 2004), a cura di Gabriele De Rosa e Francesca Lomastro – che raccoglie i contributi dei diversi relatori. Il saggio di Oxana Pachlovska intitolato La Madre e l’Anticristo: echi della Grande Fame in letteratura che inquadra la tragedia del Holodomor in ottica non solo storica ma anche antropologica ci permette di approfondire alcuni temi di natura sociale e culturale legati alla carestia del ’32-’33.

Cover libro "La Morte della Terra" (Viella 2004)

Cover libro “La Morte della Terra” (Viella 2004)

Professoressa Pachlovska che cosa fu la Grande Fame?
La Grande Fame è stato un progetto mirato molto ben congegnato con un sadismo politico e umano senza precedenti. Per quel che riguarda le vittime è stata forse una delle forme di sterminio più atroci perché è entrata all’interno delle famiglie, ha condannato la madre ad essere testimone impotente della morte dei propri figli, ha sradicato il senso della casa e dell’appartenenza. Ci sono stati addirittura episodi di cannibalismo perché la popolazione è stata fatta sprofondare nella preistoria. Per quel che riguarda i carnefici io sono fermamente convinta che il sadismo, la crudeltà che si è formata in quel periodo ha dato l’impronta indelebile a tutto il sistema sovietico. È stata una ‘iniziazione’ al Crimine come Normalità.

Quali erano gli obiettivi che si celavano dietro questa “carestia pianificata”?
Gli obiettivi erano due: uno economico e uno politico. L’obiettivo economico era quello più visibile. In nome della “dittatura del proletariato” occorreva industrializzare il paese in poco tempo. Agli occhi di Stalin la campagna era da un lato un freno all’industrializzazione dall’altro una grande risorsa. Sterminando la campagna, eliminando il settore privato lo stato poteva prepararsi alla guerra perché sostanzialmente il sistema sovietico era un sistema militarizzato che aveva come scopo precipuo fare guerra. L’obiettivo politico era più sofisticato. In sintesi, si trattava di un vero e proprio genocidio dell’intera nazione. La campagna ucraina era portatrice di una tradizione linguistica, culturale ed economica molto forte. Sterminare da una parte praticamente tutti gli intellettuali e dall’altra l’universo contadino significava sbarazzarsi dell’Ucraina come fattore nazionale ribelle che impediva il consolidarsi della dittatura comunista.

Come mai a distanza di 80 anni da quei tragici eventi l’Olocausto Ucraino è un evento amcora sconosciuto ed è stato riconosciuto ufficialmente solo da pochi stati?
La ragione globale è che l’Occidente non ha riconosciuto il comunismo alla stregua del nazismo come sistema di sterminio dell’uomo. E questo nonostante ci siano state fin troppe voci autorevoli a partire da Hannah Arendt e altri filosofi che hanno parlato di equivalenza tra questi due totalitarismi del ‘900. Questo atteggiamento non è imputabile a ignoranza ma è un vero e proprio calcolo deliberato dell’Occidente che non ha mai fatto i conti con la Russia fino in fondo. Questa posizione è molto pericolosa perché si finisce per considerare le vittime del Holodomor come vittime di seconda categoria che non meritano lo stesso rispetto di quelle dell’Olocausto.

Pachlovska per intervista

Che ragioni dà del fatto che anche l’Italia non abbia riconosciuto ufficialmente questo genocidio?
Anche in Italia sono state sempre molto forti le posizioni di certa sinistra massimalista negli ambienti intellettuali e politici e questo ha fatto sì che la questione sia stata semi proibita. La stessa cosa è accaduta in Francia quando negli anni ’50 si impedì l’uscita del romanzo Il Principe Giallo di Vasyl’ Barka che parlava di questa vicenda. Non riconoscere questo genocidio significa giustificare i carnefici e con questo tradire princìpi fondanti l’Europa e l’insieme del mondo democratico.

Come mai il mondo occidentale che ha fermamente condannato gli eccidi nazisti continua a ignorare drammi dello stalinismo come il Holodomor?
Gli intellettuali sostennero alla fine della Seconda Guerra Mondiale che la Germania avrebbe dovuto fare i conti con il suo passato e senza questo processo non sarebbe potuta diventare un paese democratico. Lo stesso imperativo non è mai stato messo di fronte alla Russia. Con questo si riconosce che la Russia non sarebbe mai diventata un paese democratico e quindi per lei non devono valere le leggi del mondo civile. In effetti, nella Russia di Putin si parla del “mito” del Holodomor. L’ambasciatore russo in Ucraina durante la Presidenza Yushchenko a proposito del Holodomor ha più volte sprezzantemente affermato che gli ucraini dovrebbero rivolgersi ai loro “amici georgiani” visto che Stalin era georgiano. Significa che la mentalità totalitaria continua a plasmare l’identità russa anche oggi. Con l’aiuto dell’Occidente.

Quali sono le fratture che la Grande Fame ha prodotto nella società ucraina?
Credo si possano individuare vari tipi di fratture. I mali economici di oggi sono il frutto di quella catastrofe perché con la Grande Fame è stata distrutta la specificità stessa dell’economia ucraina come paese legato alla terra. La frattura più grande è sicuramente quella tra città e campagna, frattura non solo di carattere politico, economico e sociale, ma nazionale. Sterminando la campagna ucraina il potere ha avuto la via libera per la russificazione e la sovietizzazione totale del paese e quindi per la costruzione di un continuum della società lobotomizzata. Ricordo ancora in epoca sovietica l’odio della città industriale contro il “nemico di classe sfruttatore”, odio alimentato e strumentalizzato dal regime. Con questa retorica l’Unione Sovietica ha ucciso l’etica stessa del lavoro per costruire una società degradata, incapace di vivere nel mondo moderno. Ancora oggi la società ucraina vive ai margini di uno sterminato cimitero acquistandone dolorosamente consapevolezza.

Massimiliano Di Pasquale

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