Ideologi del Cremlino #1 – Vitaly Tretyakov

L’attuale politica imperiale russa che sta destabilizzando l’Ucraina, ma che mette a serio rischio tutta l’Europa centro-orientale con possibili effetti domino in Moldova, Georgia e nelle tre Repubbliche Baltiche – Lettonia ed Estonia in primis data la presenza di cospicue comunità russofone che non hanno mai voluto integrarsi con il resto della popolazione – affonda le sue radici nella grave crisi russo-georgiana dell’agosto 2008. Fu in quella occasione che i disegni imperiali di Putin, non solo si palesarono con l’aggressione militare in Georgia, ma furono esplicitamente teorizzati in una sorta di manifesto della Grande Russia.
I toni, a ben vedere erano solo un po’ più pacati, ma neppure troppo, rispetto a quelli virulenti alla Goebbels usati da
Alexander Dugin, oggi principale ideologo del Cremlino. La rivista Limes, in un numero speciale uscito nel giugno del 2008 intitolato Progetto Russia, ospitava diversi articoli in cui si auspicava la spartizione dell’Ucraina e lo smembramento della Georgia. Di lì a pochi mesi la Russia, approfittando delle Olimpiadi cinesi – lo sport è una formidabile arma di distrazione di massa – e della complicità di Francia, Germania e Italia, che nel marzo dello stesso anno avevano negato alla Georgia di Mikheil Saakashvili l’ingresso nella NATO, invase l’Ossezia del Sud.

Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich

Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich

Lo spin doctor di allora del tandem Medveded-Putin era un tale Vitaly Tretyakov.
Quello che trovate qui sotto è un ritratto scritto per Il Riformista, pubblicato con il titolo L’ideologo di Putin? Un giornalista, qualche giorno dopo l’arrivo dei carri armati russi in territorio georgiano.

Membro dell’esclusivo Club Inglese di Mosca, sorto nel 1996 come erede del circolo anglofilo che a metà Ottocento accoglieva tra le sue fila il meglio dell’aristocrazia russa, Vitaly Tovievich Tretyakov è un tipico rappresentante della nuova Russia. Giano bifronte che ostenta muscoli verso le ex-repubbliche sorelle in ossequio a una secolare tradizione imperialista e al contempo mostra all’Occidente il suo volto pseudo liberal citando la passione per i Deep Purple del presidente Medvedev.
Vitaly Tretyakov, laurea in giornalismo all’Università Statale di Mosca (GUM), una lunga gavetta dal ’76 all’88 all’agenzia di stampa Ria Novosti, di cui diventa uno dei principali redattori, e sul finire degli anni ’80 vice caporedattore di Moskovskie novosti, appartiene a quella schiera di cinquantenni russi che si sono dati una missione storica. Riportare la Russia agli antichi fasti dell’Impero sovietico o se preferite zarista (in ottica geopolitica i due termini sono assolutamente fungibili).
Una fede quella di Tretyakov nella rinascita della Grande Russia che non ha mai vacillato. Neppure nei difficili anni del post-soviet quando la neonata Federazione sopravviveva grazie alle sovvenzioni del Fondo Monetario Internazionale e agli aiuti economici dell’ex nemico Zio Sam.
Possiamo tornare grandi scriveva orgogliosamente su Limes nel 1998 quando in molti, forse in troppi, erano già pronti a celebrare il de profundis per la patria di Dostoevskij e Lenin.
Lui obiettava ai tanti scettici che, “nonostante la politica incredibilmente mediocre” di quegli anni – imputabile alla ritirata volontaria dalle frontiere globali della perestrojka gorbacioviana e all’inettitudine di Eltsin – la Russia non fosse affatto morta.
I confini della Federazione Russa oggi (n.d.r.1998) sono disegnati in modo artificiale. Perciò, se in alcune aree i confini escludono parti di territorio propriamente russe (per esempio nel Kazakistan settentrionale, in Crimea, in Ucraina orientale, eccetera), in altre aree esse aggiungono parti in eccesso…

Limes, copertina del numero uscito a giugno del 2008 intitolato "Progetto Russia".

Limes, copertina del numero uscito a giugno del 2008 intitolato “Progetto Russia”.

La restaurazione della Grande Russia, nei limiti geografici del CSI, era a suo avviso legata a due fattori principali, l’efficacia delle riforme intraprese nel paese e l’affacciarsi sullo scenario politico di un vero leader.
Scettico su entrambi i fronti sosteneva di non vedere “all’orizzonte politico personalità capaci di riconoscere, formulare correttamente e risolvere in modo adeguato il problema dell’integrità della Russia”.
Mentre la Federazione si affaccia al nuovo millennio piena di dubbi ed incertezze, Tretyakov continua a portare avanti le sue idee nazionaliste e panslaviche sulle pagine di Nezavisimaja Gazeta, giornale da lui stesso fondato nel 1990.
Ma nel 2001, la Russia è nel frattempo entrata nell’era putiniana, se ne va in disaccordo con la proprietà editoriale.
Nello stesso anno è tra i fondatori di Nezavisimaja izdatel’skaja gruppa, gruppo di giornalisti indipendenti che darà vita alla rivista Politicheskij klass.
Individuato in Putin l’uomo forte capace di restituire finalmente dignità al popolo russo, Tretyakov, che nel dicembre 2006 è tornato a Moskovskie novosti in qualità di caporedattore, suggella la rinascita della potenza russa ne “Il Manifesto della Grande Russia”.
In questo articolo del 2006 il giornalista-ideologo annuncia che i pseudo-confini della Federazione saranno superati.
I primi a farne le spese, i tragici eventi di questi giorni sembrano confermarlo, saranno proprio Georgia e Ucraina, ree di essersi svendute al nemico americano.
Nell’articolo Ucraina vybor Rossii uscito su Rossijskaja Gazeta nel 2005 Tretyakov aveva già ampiamente espresso questo concetto, denunciando il complotto occidentale portato avanti da Yushchenko e dagli statunitensi in Ucraina.
Nonostante tutti gli errori dell’anno scorso, nonostante la sconfitta di fatto nella battaglia per l’Ucraina, Mosca non ha il diritto di essere neutrale e passiva perché oggi non c’è una battaglia ma tutta la campagna. Adesso è ora di impiegare tutte le risorse della Russia per questa campagna e le risorse della Russia sono colossali”.
Un vero e proprio appello a inforcare le baionette assai simile a quello riportato dal sito www.regnum.ru, nell’ottobre di quell’anno, in cui Tretyakov arriva ad affermare “la necessità di comperare i territori di Abkhazia e Ossezia del Sud in quanto abitati da cittadini russi..

Massimiliano Di Pasquale

Advertisements