La Leopoli “proustiana” di Stanisław Lem

Sorprenderà molti di coloro che l’hanno apprezzato come scrittore di fantascienza tra i più originali del Novecento, l’ultima fatica postuma di Stanisław Lem. Uscito in Italia solo nel 2008 per i tipi di Bollati Boringhieri, ma scritto all’epoca dei suoi maggiori successi nell’ambito della letteratura fantastica, Il Castello Alto è un racconto autobiografico che ripercorre l’infanzia dello scrittore polacco nella Leopoli a cavallo tra le due guerre.

Il Castello Alto (cover)

Il Castello Alto (cover)

Romanzo di formazione “proustiano”, dalle forti suggestioni visive e sensoriali – memorabile la descrizione della pasticceria Zalewski, con tutto il suo corredo di sculture di marzapane, acqueforti di cioccolato bianco e Vesuvi di torte eruttanti panna montata – Wysoki zamek è un atto di amore per una città cui Lem guardò con nostalgia e rimpianto per tutta la sua vita.
L’autore di Solaris, come ha ricordato lo scrittore Jerzy Janicki, ammise più volte di aver perso per sempre “la mia patria, quella mia piccola patria leopolitana”.
Scomparsa dalle cartine geografiche polacche nel ’45 con l’annessione all’Unione Sovietica, Leopoli è stata rievocata nelle decadi successive da molti intellettuali di Breslavia, Gliwice e Stettino, finendo per rivestire un singolare ruolo mitopoietico nell’immaginario letterario polacco.

Stanisław Lem

Stanisław Lem

Lem, che pure adotta un registro ironico e scanzonato, si iscrive di diritto a quella schiera di poeti e letterati che hanno ripercorso le sue strade attraverso il sogno e la letteratura.
Per tutti noi il Castello alto era come il cielo per i cristiani”, scrive in un passo del libro.
Un’immagine questa da città aeterna che conferisce a Leopoli quell’aura magica e misteriosa che ancora oggi si respira tra i suoi vicoli secolari.

Stanisław Lem – Il Castello Alto – Bollati Boringhieri, Milano 2008

Massimiliano Di Pasquale

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