In Transilvania alla scoperta delle icone su vetro di Sibiel

È sorprendente come a più di vent’anni dal crollo del Muro di Berlino, i paesi dell’ex blocco socialista, molti dei quali già appartenenti alla UE, siano tuttora agli occhi di noi “occidentali” luoghi pressoché sconosciuti. È il caso della Romania, terra affascinante, ricca di storia e colori, che trova raramente spazio nei media nazionali. Le icone su vetro di Sibiel, libro che segnalo all’attenzione dei lettori di Eastern Europe Post, rappresenta una piacevole eccezione a questa regola non scritta del panorama editoriale italiano. La pubblicazione di Giovanni Ruggeri – profondo conoscitore del paese, cui da tempo dedica articoli e pubblicazioni – costituisce un utile tassello per conoscere quella Romania rurale, legata a secolari tradizioni popolari, che si estende dalla Transilvania del Nord alla zona di Brasov. Attraverso lo studio delle icone sacre di questi luoghi – Nicula e Transilvania del Nord, Valle del Mures, Zona di Faragas, Zona di Brasov, Valle del Sebes-Alba Iulia e Sibiu – conservate nel Museo Zosim Oancea di Sibiel, villaggio a venti chilometri da Sibiu, Ruggeri ricostruisce ben trecento anni di storia locale.
La pittura di icone su vetro in Transilvania risale infatti agli inizi del Settecento. Ed è uno dei mezzi utilizzati dalla popolazione autoctona per conservare la propria identità culturale ortodossa in un’area geografica che subisce prima la dominazione ungherese, poi l’annessione all’impero Asburgico.

Le icone su vetro di Sibiel

Le icone su vetro di Sibiel

Le icone realizzate a partire dal 1694 a Sicula, primo centro romeno di pittura religiosa su vetro, si differenziano rispetto a quelle della tradizione classica proprio per il diverso supporto. Mentre la realizzazione dell’icona classica si serve di un supporto in legno e segue sempre precisi canoni estetici, le rappresentazioni sacre romene si caratterizzano per l’uso di vetro e almeno in una prima fase, per le contenute dimensioni. La loro particolare luminosità è il risultato dell’impiego di lastre di vetro realizzate da impianti alquanto rudimentali che non disponevano di elevate temperature di lavorazione e si avvalevano esclusivamente di interventi manuali.
La pittura delle icone seguiva un procedimento che – come più propriamente reso nella lingua tedesca mediante il termine Hinterglasmalerei – dovrebbe definirsi pittura “sotto” vetro anziché “su” vetro. Infatti il pittore disegnava e colorava l’icona su quello che, a opera finita, sarebbe risultato il verso del vetro, mentre la parte opposta, quella cioè esposta all’occhio dell’osservatore, fungeva da schermo protettivo del dipinto”.
Corredato da un eccellente apparato fotografico che riproduce alcuni degli esemplari più belli esposti nel Museo, il libro di Ruggeri, grazie alla ricostruzione della straordinaria vicenda di Zocim Oancea, prete ortodosso cui si deve l’istituzione dello spazio espositivo che oggi porta il suo nome, assume anche un importante valore storico – documentaristico. La storia di Oancea è infatti quella di un uomo che armato di fede, tenacia e avvedutezza resiste alle persecuzioni della Securitate, la terribile polizia del regime comunista di Ceausescu, diventando un vero e proprio riferimento morale e spirituale per la sua gente.
“I comunisti hanno voluto fare un’esperienza materialista e dimostrare che la materia è tutto. È successo il contrario. Gli uomini sono morti ma non hanno abiurato la loro fede, non hanno rinnegato Dio. È questa la grande esperienza che io ho vissuto […] Alla fine, se il mondo ha potuto sopravvivere e se noi abbiamo vinto, è anche grazie a questo grande sacrificio, a tutti quelli che sono morti nelle prigioni”.

Giovanni Ruggeri, Le icone su vetro di Sibiel, prefazione di S.E. Laurentiu Streza, postfazione Dorin Oracea, CAE for, 2008

www.sibiel.net

Massimiliano Di Pasquale

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