Euroleader. Dai giorni di “Ucraina senza Kuchma” all’Euromaidan

Euroleader, fondata nel 1997 in Donbas, regione dell’Ucraina orientale dove oggi si combatte una guerra non dichiarata tra truppe mercenarie di Mosca (russi, kadirovcy, cetnici serbi, caucasici) e le forze filogovernative di Kyiv – non una guerra civile come ancora scrivono molti media italiani -, è una ONG attiva da quasi vent’anni nel promuovere i diritti civili in territorio ucraino.
L’organizzazione che collabora da tempo con lo Swedish International Liberal Center – racconta il vicepresidente Andrey Kiselev, raggiunto telefonicamente a Kyiv assieme al presidente Andrey Drevitsky e alla segretaria internazionale Yuliya Shypytkova – nasce come movimento di opposizione all’epoca in cui Viktor Yanukovych era il governatore del Donbas.
Kiselev, in quegli anni studente universitario a Donetsk, ricorda come gli attivisti dell’associazione, che denunciavano pubblicamente la corruzione e l’illegalità dell’amministrazione regionale di Yanukovych, fossero oggetto di persecuzioni e pestaggi.
Alcuni di noi furono costretti a fuggire dall’Ucraina per via delle minacce quotidiane, altri come il sottoscritto furono espulsi dall’Università e non riuscirono mai a laurearsi”
Questa esperienza, ancorché drammatica – continua Kiselev – è stata un’ottima scuola per l’azione, un’esperienza utile messa poi a frutto nei giorni della Rivoluzione Arancione e di Euromaidan”.
Quando il 16 settembre 2000 con la scomparsa di Heorhyi Gondgadze, fondatore del quotidiano online Ukrayinska Pravda, che da qualche anno pubblica reportage e inchieste sugli intrecci politico-mafiosi degli oligarchi legati al presidente ucraino Leonid Kuchma, inizia il Kuchmagate, Euroleader è tra le associazioni attive nella campagna “Ucraina senza Kuchma”.

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L’iniziativa popolare promossa dal socialista Oleksandr Moroz, che sostiene il coinvolgimento dello stesso Kuchma nell’omicidio di Gongadze – le prove sarebbero contenute nelle 30 ore di registrazione effettuate di nascosto nell’ufficio del presidente da Mykola Melnychenko, l’ufficiale dei Servizi di Sicurezza responsabile delle intercettazioni –, segna l’inizio di un movimento di protesta in tutto il paese che invoca attraverso meeting, scioperi della fame e altri metodi di disobbedienza civile e pacifica le dimissioni del presidente.
Un movimento che tre anni più tardi, dopo i brogli elettorali nelle elezioni presidenziali, culminerà nelle manifestazioni di piazza della Rivoluzione Arancione e nel sostegno al candidato dell’opposizione Viktor Yushchenko.
Ma l’eroe del Maidan cui tanti ucraini avevano affidato le speranze di un effettivo cambiamento – dilaniato dalla rivalità con l’ex alleata Yuliya Tymoshenko, stretto in un perimetro costituzionale, voluto da Kuchma come conditio sine qua non per la ripetizione del voto contestato nel dicembre 2004, che limita fortemente i suoi poteri, circondato da consiglieri infidi – non riuscirà a imprimere il necessario cambio di marcia per rigenerare moralmente ed economicamente il Paese.
A distanza di dieci anni Kiselev e Drevitsky sono in grado di tracciare un bilancio di quella esperienza e di confrontarla con quella dei mesi scorsi di Euromaidan.
La Rivoluzione Arancione è stata una rivoluzione pacifica, una rivoluzione che ha cambiato il modo di pensare della gente. Fu organizzata dai politici dell’opposizione e lo scopo principale è stato il permettere nuove elezioni dopo i brogli elettorali di Yanukovych”.
Il mancato successo della Rivoluzione Arancione – a detta del Presidente e del vice presidente di Euroleader – è da attribuirsi principalmente alla gente ucraina.
La società civile credeva di aver scelto le persone giuste e che una volta eletto un nuovo Presidente fosse tutto finito. Invece occorreva controllare l’attività parlamentare, occorreva vigilare sull’operato del governo affinché il paese attuasse delle vere riforme”.

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Quello che si è visto nei mesi scorsi sul Maidan di Kyiv è stata al contrario una protesta organizzata dalla gente.
La gente è scesa in piazza non per scegliere un politico, ma per la propria dignità, per decidere il futuro del proprio Paese e per l’Europa.”
La più grande differenza con la Rivoluzione Arancione è che questa volta ci sono state tante perdite tra gli attivisti.
Sono morte tante persone, giovani e innocenti, che hanno sacrificato la propria vita per il futuro dell’Ucraina. Euromaidan è stata veramente una rivoluzione che è entrata nella storia, una rivoluzione che ha cambiato l’intero paese”.
Un paese che nelle zone orientali del Donbas deve fronteggiare ora una vera e propria guerra contro le milizie mercenarie di Mosca per tutelare la sua integrità territoriale e quella di migliaia di cittadini ucraini spesso usati come scudi umani dai terroristi delle autoproclamatesi Repubbliche Popolari di Luhansk e Donetsk.
In questa situazione di emergenza Euroleader, che nei mesi scorsi ha organizzato i primi Automaidan a Donetsk e partecipato alle manifestazioni di piazza a Kyiv con la Terza Sotnia, si sta impegnando in due direzioni.
Da un lato attraverso un network di ONG occidentali sta attuando un’opera di informazione e sensibilizzazione a livello internazionale per fare conoscere cosa stia realmente succedendo nel paese, d’altro si adopera quotidianamente per fornire assistenza materiale e psicologica alla popolazione civile del Donbas e aiuti all’esercito ucraino impegnati nelle operazioni antiterrorismo ATO.

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Purtroppo non abbiamo alcun tipo di supporto militare né dall’Unione Europea, né dagli Stati Uniti” spiegano i dirigenti di Euroleader.
Gli americani ci mandano del cibo per il nostro esercito e dell’equipaggiamento per la protezione del corpo dei soldati, tipo giubbotti antiproiettile
Kiselev e Drevitsky si augurano che la situazione possa presto cambiare anche alla luce di quello che è successo giovedì 17 luglio.
Dopo la tragedia del Boeing malese oramai tutto il mondo sa che la Russia sta facendo una guerra in Ucraina. Speriamo che questo induca la comunità internazionale a fornirci maggior supporto, perché questa non è solo una guerra contro l’Ucraina ma è una guerra contro l’Europa e il mondo Occidentale”.

Massimiliano Di Pasquale

Per contatti: Yuliya Shypytkova – Segretaria Internazionale di Euroleader
shypytkova.julia@gmail.com
euroleader@meta.ua

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