Rock and roll in Riga

Estratto dal capitolo 3 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

A differenza dei club più tradizionali della Città Vecchia che suonavano Europop e techno commerciale, Andrejsala era un paradiso di elettronica sporca, con i DJ che pompavano beats a manetta dopo che gli altri club avevano chiuso” (Vijai Maheshwari)
Il rock screziato di venature punk proposto dalla band finlandese che si esibisce da qualche minuto al Leningrad non ostacola fortunatamente la conversazione con Mareks. Siamo infatti seduti all’estremità opposta del palco e i suoni sono stati intelligentemente tarati tenendo conto dell’esiguità del club e della sua acustica.
“Se vuoi sapere come è cambiata la vita notturna negli ultimi tempi fa due chiacchiere con Sergejs. Lui, oltre a essere uno dei titolari di questo locale, è stato tra i primi a gettare le basi per la nascita di una nuova scena in città”.
“Come forse saprai – dice Mareks – fino a dieci anni fa Riga, in particolare Vecrīga, era sinonimo di birra a basso prezzo, donne facili e dissolutezza. Poi c’è stata la breve stagione dei locali underground di Andrejsala di cui tanto si è parlato, ma che si è dissolta come una meteora alla fine del 2007”.
“L’idea di realizzare un quartiere creativo con bar, gallerie d’arte, e discoteche alternative, sul modello di Uzupis a Vilnius – prosegue il ragazzo – poteva essere buona, ma alla prova dei fatti non ha funzionato”.
Il fallimento di questo progetto, di cui si è occupato anche il Baltic Times, magazine in lingua inglese tra i più letti della Regione Baltica, deriva da una pluralità di ragioni, non solamente dall’avidità della società immobiliare proprietaria degli stabili del quartiere.
L’idea iniziale, quella di ristrutturare gradualmente questa ex zona industriale nella vecchia area del porto affittando la maggior parte degli spazi a persone – attori teatrali, artisti concettuali, pubblicitari, designer – che potessero plasmarli con una forte impronta artistica, non ha sortito i risultati sperati a causa di contratti di affitto a scadenza annuale, dell’affacciarsi di compratori facoltosi e degli eccessi edonistici di rave parties degni di Paura e delirio a Las Vegas, il road-movie lisergico diretto da Terry Gilliam.


In un articolo, intitolato The Rise and Fall of Andrejsala, l’ex capo redattore di Playboy Russia, Vijai Maheshwari, parlando della lunga estate del 2007 a Andrejsala descrive minuziosamente l’atmosfera di quei techno party, di cui fu egli stesso protagonista assieme a Kirill Khimitchev, uno degli agitatori di quella scena. “ L’estate […] fu come un sequel della versione di Riga di Paura e Delirio a Las Vegas. Ho consumato più droghe – ecstasy, speed, hashish afghano, MDMA in polvere – che in primavera. […] Andrejsala era un paradiso di elettronica sporca, con i DJ che pompavano beats a manetta dopo che gli altri club avevano chiuso.”.
Dopo quella controversa stagione, caratterizzata dal sorgere di gallerie d’arte indipendenti, bar, laboratori di teatro, ma anche dal proliferare di locali all’insegna dell’uso smodato di sostanze psicotrope, sul modello berlinese della Love Parade, Riga ha saputo reinventarsi, riscoprendo la sua antica tradizione di capitale culturale come ai tempi della Grande Esposizione del 1901.
Mareks, nel corso della nostra chiacchierata, afferma più volte che oggi la città è sicura e i turisti non hanno nulla da temere, a meno che non si avventurino brilli in qualche postaccio di periferia.
“Negli ultimi anni Riga ha cambiato pelle. La qualità dei locali è decisamente migliorata anche grazie allo spirito collaborativo che esiste nella scena underground”.
Poi, parlando dei posti più trendy, al di fuori del circuito studentesco/alternativo, menziona due cocktail lounge bar, lo Skyline Bar dell’Hotel Latvija e il Coyote Fly. Quest’ultimo, caratterizzato da un rigoroso dress code, è il luogo dove i giovani professionisti di Riga fanno celebrity spotting, sorseggiando flûte di Moët et Chandon in compagnia di belle ragazze.
“Se fossi in te butterei un occhio al Coyote Fly. È davvero un posto interessante, unico nel suo genere. Puoi incontrare personaggi televisivi, modelle e giocatori di hockey, il nostro sport nazionale. Inoltre alla consolle ci sono famosi dj che arrivano da tutta Europa”.
“Ma ti avverto – dice Mareks – non presentarti in jeans e trainers perché i ‘buttadentro’ sono molto selettivi, specie con gli stranieri…”.
“Grazie della dritta, ma come avrai intuito io sono più un tipo da birreria e musica dal vivo”.
“Allora il tuo locale è il Folk Club Ala” replica Mareks prima di salutarmi. “Lì puoi scegliere tra una dozzina di birre alla spina diverse, molte delle quali artigianali, e ogni sera c’è un concerto rock, blues o di musica folk”

Massimiliano Di Pasquale

 

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

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