Krasnaya Moskva versus Rizhskaya siren

Estratto dal capitolo 3 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

All’inizio degli anni Ottanta, periodo a cui risale il primo viaggio a Riga di Elena, la capitale della Lettonia continua a esercitare, presso il pubblico femminile sovietico, lo stesso fascino glamour delle decadi precedenti.
Anna Zafesova, all’epoca residente a Mosca, ricorda come nella capitale russa, si desse letteralmente la caccia ai profumi della Dzintars, la fabbrica di profumerie di Riga.
“Pur essendo un colosso statale – racconta la Zafesova – la Dzintars riusciva a produrre fragranze e flaconi più moderne della classica Krasnaya Moskva”.

Opinione condivisa anche da Elena che, tra gli oggetti che contribuivano a fare di Riga la “piccola Parigi” dell’URSS, menziona proprio il profumo Rizhskaya siren (Lilla di Riga) prodotto dalla Dzintars.
“Era il profumo più desiderato tra quelli prodotti in Unione Sovietica. Si distingueva per la sua freschezza e raffinatezza e soprattutto era in antitesi con il famoso Krasnaya Moskva simbolo della profumeria sovietica dal 1923”

Per capire a cosa allude l’amica ucraina quando confronta la freschezza e la raffinatezza di Rizhskaya siren all’ufficialità di Krasnaya Moskva, “profumo d’obbligo di tutte le matrone degli organi di potere sovietico” occorre rammentare la forte valenza politico-sociale di questa acqua di colonia.

Considerata dallo studioso di cultura russa Gian Piero Piretto “la colonna olfattiva dell’era sovietica”, Krasnaya Moskva, che molti giovanotti portavano “in omaggio alle future suocere, sperando contribuisse a fargli ottenere la mano della fanciulla”, aveva avuto testimonial d’eccezione quali l’attrice dei musical staliniani Lyubov Orlova e la cosmonauta Valentina Tereshkova.

Che fosse senza ombra di dubbio il profumo ufficiale della nomenclatura sovietica lo dimostra il fatto che il suo intenso aroma dolce e forte fu voluto personalmente da Polina Zhemchuzhina, moglie del ministro degli Esteri Vyacheslav Molotov. La Zhemchuzhina – scrive Rachel Polonsky ne La Lanterna Magica di Molotov – non solo era considerata la donna meglio vestita di tutta l’URSS, ma fu la prima ad incoraggiare le donne sovietiche a utilizzare smalti per unghie, rossetti, ciprie e profumi.

Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

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Rock and roll in Riga

Estratto dal capitolo 3 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

A differenza dei club più tradizionali della Città Vecchia che suonavano Europop e techno commerciale, Andrejsala era un paradiso di elettronica sporca, con i DJ che pompavano beats a manetta dopo che gli altri club avevano chiuso” (Vijai Maheshwari)
Il rock screziato di venature punk proposto dalla band finlandese che si esibisce da qualche minuto al Leningrad non ostacola fortunatamente la conversazione con Mareks. Siamo infatti seduti all’estremità opposta del palco e i suoni sono stati intelligentemente tarati tenendo conto dell’esiguità del club e della sua acustica.
“Se vuoi sapere come è cambiata la vita notturna negli ultimi tempi fa due chiacchiere con Sergejs. Lui, oltre a essere uno dei titolari di questo locale, è stato tra i primi a gettare le basi per la nascita di una nuova scena in città”.
“Come forse saprai – dice Mareks – fino a dieci anni fa Riga, in particolare Vecrīga, era sinonimo di birra a basso prezzo, donne facili e dissolutezza. Poi c’è stata la breve stagione dei locali underground di Andrejsala di cui tanto si è parlato, ma che si è dissolta come una meteora alla fine del 2007”.
“L’idea di realizzare un quartiere creativo con bar, gallerie d’arte, e discoteche alternative, sul modello di Uzupis a Vilnius – prosegue il ragazzo – poteva essere buona, ma alla prova dei fatti non ha funzionato”.
Il fallimento di questo progetto, di cui si è occupato anche il Baltic Times, magazine in lingua inglese tra i più letti della Regione Baltica, deriva da una pluralità di ragioni, non solamente dall’avidità della società immobiliare proprietaria degli stabili del quartiere.
L’idea iniziale, quella di ristrutturare gradualmente questa ex zona industriale nella vecchia area del porto affittando la maggior parte degli spazi a persone – attori teatrali, artisti concettuali, pubblicitari, designer – che potessero plasmarli con una forte impronta artistica, non ha sortito i risultati sperati a causa di contratti di affitto a scadenza annuale, dell’affacciarsi di compratori facoltosi e degli eccessi edonistici di rave parties degni di Paura e delirio a Las Vegas, il road-movie lisergico diretto da Terry Gilliam.


In un articolo, intitolato The Rise and Fall of Andrejsala, l’ex capo redattore di Playboy Russia, Vijai Maheshwari, parlando della lunga estate del 2007 a Andrejsala descrive minuziosamente l’atmosfera di quei techno party, di cui fu egli stesso protagonista assieme a Kirill Khimitchev, uno degli agitatori di quella scena. “ L’estate […] fu come un sequel della versione di Riga di Paura e Delirio a Las Vegas. Ho consumato più droghe – ecstasy, speed, hashish afghano, MDMA in polvere – che in primavera. […] Andrejsala era un paradiso di elettronica sporca, con i DJ che pompavano beats a manetta dopo che gli altri club avevano chiuso.”.
Dopo quella controversa stagione, caratterizzata dal sorgere di gallerie d’arte indipendenti, bar, laboratori di teatro, ma anche dal proliferare di locali all’insegna dell’uso smodato di sostanze psicotrope, sul modello berlinese della Love Parade, Riga ha saputo reinventarsi, riscoprendo la sua antica tradizione di capitale culturale come ai tempi della Grande Esposizione del 1901.
Mareks, nel corso della nostra chiacchierata, afferma più volte che oggi la città è sicura e i turisti non hanno nulla da temere, a meno che non si avventurino brilli in qualche postaccio di periferia.
“Negli ultimi anni Riga ha cambiato pelle. La qualità dei locali è decisamente migliorata anche grazie allo spirito collaborativo che esiste nella scena underground”.
Poi, parlando dei posti più trendy, al di fuori del circuito studentesco/alternativo, menziona due cocktail lounge bar, lo Skyline Bar dell’Hotel Latvija e il Coyote Fly. Quest’ultimo, caratterizzato da un rigoroso dress code, è il luogo dove i giovani professionisti di Riga fanno celebrity spotting, sorseggiando flûte di Moët et Chandon in compagnia di belle ragazze.
“Se fossi in te butterei un occhio al Coyote Fly. È davvero un posto interessante, unico nel suo genere. Puoi incontrare personaggi televisivi, modelle e giocatori di hockey, il nostro sport nazionale. Inoltre alla consolle ci sono famosi dj che arrivano da tutta Europa”.
“Ma ti avverto – dice Mareks – non presentarti in jeans e trainers perché i ‘buttadentro’ sono molto selettivi, specie con gli stranieri…”.
“Grazie della dritta, ma come avrai intuito io sono più un tipo da birreria e musica dal vivo”.
“Allora il tuo locale è il Folk Club Ala” replica Mareks prima di salutarmi. “Lì puoi scegliere tra una dozzina di birre alla spina diverse, molte delle quali artigianali, e ogni sera c’è un concerto rock, blues o di musica folk”

Massimiliano Di Pasquale

 

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

I capolavori Jugendstil di Mikhail Eisenstein

Estratto dal capitolo 2 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore

Sede di ambasciate e di consolati, Elizabetes iela – arteria principale del distretto Art Nouveau, a nord est della Città Vecchia – dà vita con la parallela Alberta iela e con le perpendicolari Strēlnieku iela e Antonijas iela a un ideale quadrilatero, che annovera i palazzi liberty più belli della capitale.
Degno di particolare interesse quello al civico 10b di Elizabetes iela, commissionato dal ricco consigliere di stato Lebedinsky e realizzato da Eisenstein nel 1903. Le decorazioni della facciata, che ritraggono figure zoomorfe, antropomorfe e creature ibride in bianco su sfondo azzurro, testimoniano la forte influenza del Simbolismo nell’opera di Eisenstein e fanno di questo palazzo forse la struttura più drammatica e impressionante concepita dalla mente dell’architetto pietroburghese. Il tema della facciata, a detta di molti, è proprio l’incontro/scontro tra razionale e irrazionale, forze che da sempre dominano la psiche umana.

elizabetes iela 10b ©massimiliano di pasquale

Lasciata Elizabetes iela, mi porto a destra lungo la Antonijas e dopo qualche metro imbocco la leggendaria Alberta iela. Considerata un autentico trionfo di capolavori Jugendstil, Alberta iela è altresì la via che, accanto agli edifici di celebri architetti quali Scheffel, Scheel e Pēkšēns, situati per lo più sul lato sinistro della strada, allinea sul lato opposto il maggior numero di lavori progettati da Eisenstein.
Il primo che trovo è quello al civico 2a. Ultimo realizzato in ordine cronologico, risale al 1906, il palazzo è noto per essere stato la dimora del filosofo inglese di origini lettoni Isaiah Berlin. Berlin, figlio di un ricco mercante di legname di origine ebraica, visse in questa casa dal giorno della nascita, 6 giugno 1909, fino al 1915, quando la sua famiglia si trasferì prima a San Pietroburgo e poi nel 1921 in Gran Bretagna. Sei anni fa in occasione del centenario della sua nascita Riga ha deciso di omaggiare il filosofo oxfordiano, noto in tutto il mondo per il suo saggio Due concetti di libertà (1958), organizzando ogni anno, in giugno, una giornata di dibattiti e conferenze politico-filosofiche dedicata alla sua memoria.
Osservando la facciata della residenza in cui Berlin trascorse i primi anni della sua vita, si rimane colpiti dall’armonia degli elementi decorativi prevalentemente rotondeggianti, dai trafori alti e dal contrasto cromatico prodotto dai motivi verticali in mattoncini rossi su sfondo grigiastro. Imponenti le due sfingi ai lati dell’ingresso che con la loro espressione statica e solenne rimandano alla natura misteriosa di quelle dell’antico Egitto.

Eisenstein - Alberta iela 2a - ©massimiliano di pasquale
Per certi versi simile a quello di Elisabetes iela 10b, ma non per questo meno privo di fascino, l’edificio al numero 8 di Alberta iela. Anche in questo caso Eisenstein gioca sull’accoppiata cromatica bianco-azzurro per dar vita agli eleganti ornamenti della facciata.
Nello stabile al numero 12, costruito nel 1903 da Konstantīns Pēkšēns assieme all’allora studente di architettura Eižens Laube, che spicca per il suo pittoresco tetto rosso e per le decorazioni che riproducono elementi del regno animale e vegetale quali pigne e scoiattoli, si trova invece il Rigas Jugendstila Muzejs, ossia il Museo Art Nouveau della capitale baltica.
Aperto nel 2009, il museo – al quale si accede percorrendo una lunga scala a chiocciola, sul cui soffitto si possono ammirare dipinti ornamentali, realizzati probabilmente dall’artista lettone Jānis Rozentāls, considerati tra i più notevoli esempi di Jugendstil a livello mondiale – riproduce con estremo rigore filologico gli interni di un appartamento dei primi del Novecento decorato e arredato in puro stile liberty.

Interno palazzo art nouveau - max di pasquale (3)
Fu lo stesso Rozentāls a progettare gran parte del mobilio e degli oggetti qui esposti, spiega Maria, la gentile ragazza di origine russa che mi accoglie all’ ingresso.
Parlando con lei dei capolavori di Eisenstein senior in Alberta iela, si finisce inevitabilmente per toccare il delicato tema del rapporto tra Mikhail e il figlio Sergei. Come la maggior parte degli abitanti di Riga, ad eccezione dei curatori del Museo del Cinema, che nutrono una sorta di venerazione per il regista di Sciopero!, anche Maria sembra più affascinata dall’opera del padre. Eppure la fama di Mikhail, prima che Riga conquistasse la sua indipendenza e diventasse meta di viaggiatori innamorati di storia dell’arte, era esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori. Basti pensare, come ricorda Jan Brokken, nel suo bel libro Anime Baltiche, che pure la prima biografa di Sergei, Marie Seton, in un testo del 1952, lo descrive vagamente “come un ingegnere di successo”.

Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

Jūrmala in Inverno

Estratto dal capitolo 5 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

Novembre 2013

Dopo aver scattato qualche foto alla monumentale casa in legno al civico 2, costruita nel 1909 in stile Neoclassico e riportata allo splendore originario nel 1997 dall’architetto lettone Krūmiņš, lascio Jūras iela e mi incammino sulla strada che conduce al lungomare.
Mi intriga l’idea di passeggiare tra dune sabbiose e spiagge bianche in uno scenario nordico, intriso di poesia, che riporta alla mente la Deauville di Lelouch in Un uomo e una donna. È strano – forse neanche tanto visto che i film dovevano sottostare ai dettami del realismo socialista – che nessun regista lettone abbia mai pensato di ambientare in questi luoghi una struggente storia d’amore. Jūrmala veniva presa in considerazione a livello cinematografico solo quando occorreva ricreare location statunitensi.
Jūrmala
In tal caso non si filmavano spiagge bianche, foreste di betulle e cieli crepuscolari, bensì la superstrada a sei corsie, l’unica di tutta la Lettonia – ribattezzata per l’appunto ‘dieci minuti d’America’ – che collega Jūrmala a Riga. Ma prima di poter ammirare le spumeggianti onde del Baltico schiantarsi sulla spiaggia e dar vita col vociare del vento a una sinfonia dal fascino ancestrale, mi aspetta la cupa visione del fatiscente casermone sovietico in fondo alla via. L’edificio, molto probabilmente un ex sanatorio, trasmette un profondo senso di squallore. Vetrate divelte, ringhiere pericolanti, muri scrostati, bottiglie rotte testimoniano un grave stato di abbandono.
L’immagine della spiaggia pressoché deserta, solo in lontananza scorgo sfocata un’ombra che parrebbe una figura umana, mi ridona un senso di armonia e di libertà.
Sono le tre di pomeriggio, ma nel cielo blu cobalto segnato da nuvole antracite, sono già comparsi gli arancioni, i vermigli e i gialli zafferano del tramonto. Un tramonto che più tardi si rivelerà suggestivo come un’aurora boreale.
Sulla battigia, dove le scarpe lasciano impronte subito cancellate dall’acqua, si posa ogni tanto uno stormo di gabbiani. Le increspature del Baltico sono scaglie blu – marrone raggrinzate dal vento gelido. Muovendomi lentamente in direzione nord dopo pochi metri, sul lato della strada, scorgo l’edificio ocra che un tempo ospitava l’Hotel Marienbāde, il primo centro termale ‘moderno’ di Jūrmala.
Fondato nel 1870, nell’arco di pochi anni divenne celebre in tutta Europa per i trattamenti di terapia climatica del dottor Johann Christian Nordstrom.
In precedenza Jūrmala aveva legato il suo nome alla bontà delle acque sulfuree di Ķemeri che, ancora prima della nascita nel 1838 della spa, si erano rivelate un autentico toccasana per gli ufficiali russi feriti nella campagna di Napoleone del 1812.
Ma torniamo al dottor Nordstrom e alla sua creatura: l’Hotel Marienbāde. Ai pazienti che alloggiavano in questo splendido resort venivano prescritte camminate a piedi nudi in riva al mare, attività fisiche all’aria aperta e lunghe nuotate nell’acqua tiepida del mezzogiorno.
Jurmala
Le cure talassoterapiche e balneoterapiche introdotte dal dottor Nordstrom trasformarono Jūrmala in un centro termale all’avanguardia che rivaleggiava con Brighton e Biarritz, località frequentate dall’aristocrazia e dalla borghesia nordeuropea sin dal XVIII secolo. A metà del Settecento infatti, grazie all’ affermarsi in Inghilterra di un movimento culturale che teorizzava l’effetto benefico e salutare dell’acqua marina, Brighton smise i panni di villaggio di pescatori per indossare quelli di località mondana pioniera nei trattamenti idroterapici. La ‘London by the sea’, così ribattezzata dai suoi primi avventori, diventò talmente famosa che anche la scrittrice inglese Jane Austen, acuta osservatrice dei costumi della società georgiana, ambientò a Brighton alcuni episodi di Orgoglio e Pregiudizio (1813) e Mansfield Park (1814).
Paolo Sorcinelli nel saggio Storia sociale dell’acqua ricorda invece come in Gran Bretagna “già nel 1748 il dottor Frewin consigliava ai suoi pazienti di bere l’acqua del mare di Southampton” e “nella seconda metà del Seicento il dottor Wittie prescriveva il bagno di mare ai gottosi”. È sempre Sorcinelli a sottolineare che “il successo o il fallimento di molti centri idroterapici fu decretato […] dalla presenza o dall’assenza di una stazione ferroviaria”.
Esattamente quello che accadde qui a Jūrmala dove lo sviluppo della località termale andò di pari passo con l’intensificarsi della rete ferroviaria. Nel 1912, con l’inaugurazione della linea Ķemeri – Mosca, la fama del centro balneare baltico si estese a tutto l’Impero Russo.

***

“Could you take a picture of me?”
Ha capelli ramati e un viso fanciullesco leggermente punteggiato di efelidi la ragazzona che all’altezza del Jūras Pavilijons mi chiede di fotografarla sullo sfondo del cielo al tramonto.
Hanna è ucraina, ha ventisette anni, fa la giornalista ed è arrivata a Riga da un paio di giorni dopo aver partecipato al meeting di Vilnius del 29 novembre. È molto delusa dal fatto che nella capitale lituana l’Ucraina non abbia firmato l’accordo di Associazione Economica con la UE. Racconta che nei giorni precedenti alcuni suoi amici di Kyiv sono stati picchiati dalla polizia mentre manifestavano pacificamente nei pressi del palazzo presidenziale dove risiede Yanukovych.
Mentre parliamo scatta foto a ripetizione. Viaggia con due macchine fotografiche a tracolla. Una Canon nuova di pacca e una vecchia analogica.
Confessa di essere stanca di scrivere di politica ucraina e di farlo solo per garantirsi uno stipendio a fine mese. Come molti suoi connazionali sta sperimentando il profondo senso di rabbia e di disillusione alimentatosi in Ucraina con l’ascesa al potere dell’uomo di Mosca, Viktor Yanukovych.
“Vorrei fare l’artista e vivere solo di fotografia” esclama a un certo punto quando le chiedo dei suoi progetti per il futuro. Ostenta grande sicurezza di sé, ma forse è solo un modo per nascondere delusione e timidezza. Prima di salutarmi mi regala una sua foto opaca formato cartolina. Ritrae il cortile di un vecchio palazzo semidistrutto della sua città d’origine, Kryvyi Rih, trasformato in un rudimentale campo da basket.
Sono le tre e mezza di pomeriggio quando ci congediamo.
Jūrmala
Nel cielo le strisce arancio e zafferano sfumano lentamente, inghiottite dalle gradazioni di blu di una sera invernale che a queste latitudini nordiche arriva molto presto. La panchina di legno azzurra irradiata dalla luce crepuscolare, scesa sulla spiaggia gelida, è una natura morta che trasmette un senso di perfetta solitudine.

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

http://www.sirente.it/prodotto/riga-magica-massimiliano-di-pasquale/

Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015)

L’idea di Riga Magica nasce nel 2013 dopo ripetuti viaggi in Lettonia e nei Paesi Baltici. Inizialmente concepito come omaggio a Riga, città che nel 2014 avrebbe sancito ufficialmente il suo ritorno in Europa con il titolo di Capitale Europea della Cultura 2014, dopo essersi lasciata alle spalle non senza difficoltà la pesante eredità sovietica, il testo si è trasformato, in corso d’opera, in un progetto più complesso.

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L’effetto domino innescato dalla crisi ucraina (Maidan di Kyiv, annessione della Crimea e guerra in Donbas) e i timori legati al neo-imperialismo russo nell’area baltica – timori riscontrati tra la popolazione lettone nel corso delle mie visite più recenti – mi hanno convinto della necessità di approfondire, seppure con i limiti legati a un libro che ha la struttura del diario di viaggio, alcuni episodi della storia della Lettonia.

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Eventi come la Rivoluzione del 1905, il Patto Molotov-Ribbentrop, la Shoah nei Paesi Baltici e la lunga lotta dei lettoni per il conseguimento dell’indipendenza dopo l’occupazione sovietica del 1945, sono fondamentali per comprendere la storia di una delle capitali principali di un’Europa allargata che talvolta ha difficoltà a intendersi con il nucleo storico della UE.

Stay tuned!

http://www.sirente.it/prodotto/riga-magica-massimiliano-di-pasquale/

Massimiliano Di Pasquale

Riepilogo settimanale degli eventi di guerra in Donbas (23 febbraio – 1 marzo 2015)

Fonte: dati operativi del gruppo Resistenza informativa del giornalista Dmytro Tymchuk

Durante scorsa settimana le truppe russo-terroristiche hanno continuato a violare il cessate il fuoco nella zona del conflitto al Donbas. Le direzioni principali degli attacchi dei terroristi russi sono Mariupol (località Shyrokyne), Mar’inka, Avdiivka, Donetsk (Opytne, Vodiane, Pisky), Luhanske-Svitlodarsk, la strada Bakhmutka. In queste zone il nemico, nonostante la tregua, effettuava bombardamenti delle postazioni dell’esercito ucraino e di impianti civili con l’artiglieria e i lanciarazzi multiplo, attaccava le postazioni ucraine con armi di piccolo calibro, e tentava l’offensiva.
La situazione più complicata è nella direzione marina, in particolare la zona di località Shyrokyne. A nord di questa località operano alcuni disparati gruppi tattici del nemico, ogni gruppo è composto da circa 120-150 uomini, 2-3 carri armati, e alcuni mezzi corazzati. Questi gruppi effettuano i bombardamenti delle località di Oktiabr’ e Zaichenko. La località Shyrokyne viene bombardata anche da un gruppo di artiglieria, composto da 4 unità di fuoco, due dei quali sono le unità di artiglieria, una è di lanciarazzi multiplo, e una di artiglieria semovente. Il comando russo-terroristico in questa direzione sta formando un nuovo gruppo tattico composto da 350 uomini, 15 autocarri, 20 mezzi corazzati, 6 carri armati. Si osserva l’attività della ricognizione aerea del nemico (utilizzando i droni). Chiaramente, il nemico in questa zona prepara un’offensiva, che si svolgerà prossimamente.
Nonostante il ritiro delle truppe ucraine da Debal’tseve, l’esercito ucraino continua a tenere il settore del fronte insieme alla piazza d’armi nella zona di località Svitlodarsk e Luhanske. Il nemico periodicamente svolge i bombardamenti delle postazioni ucraine in quest’area, tuttavia la parte principale delle formazioni, che hanno partecipato ai combattimenti di Debal’tseve, sono state ritirate per il completamento. In particolare, nella zona del confine di barriera Luhanske-Svitlodarsk due gruppi tattici delle truppe russo-terroristiche (ognuno di loro è composto da una quantità degli uomini simile ad una compagnia rinforzata, con il supporto di 5 unità dei mezzi blindati) hanno tentato di attaccare le postazioni frontali dell’esercito ucraino. Il supporto di fuoco di tali gruppi è stato effettuato da un’unità di mortai dei terroristi. Il nemico è stato fermato e respinto verso la linea di partenza da parte del fuoco delle forze ucraine.
Anche nella zona di località Dokuchaievsk le truppe russo-terroristiche svolgono i bombardamenti e continuano ad ammassare le forze e risorse. Così, nel giorno del 23/02/2015 il nemico continuava ad operare il gruppo di artiglieria delle truppe russo-terroristiche nella zona di Dokuchaievsk. Nonostante le dichiarazioni dei capi dei terroristi sulla prontezza di ritirare gli armamenti pesanti, le postazioni di questo gruppo di artiglieria vengono rinforzate, viene registrata la fornitura attiva delle munizioni.
Oltre alle azioni di guerra le truppe russo-terroristiche hanno svolto anche la riorganizzazione delle proprie forze lungo tutta la linea del fronte. Tra i mezzi corazzati pesanti trasferiti dal territorio della Russia al Donbas si nota una crescente quantità specifica dei carri armati T-72 delle varie modifiche, i quali non sono in dotazione delle Forze Armate Ucraine (in precedenza i russi trasferivano principalmente i carri armati T-64 delle modifiche varie, i quali l’esercito ucraino ha in dotazione).

mariupol
Mariupol

Questa settimana è iniziato anche il processo del ritiro degli armamenti pesanti dalla linea del contatto tra le parti. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni dei capi dei terroristi delle “RPD” e “RPL” sul ritiro della parte considerevole degli armamenti pesanti dalla linea del confine tra le parti al Donbas (il giorno 24/02 è stato dichiarato di aver ritirato 156 unità dell’artiglieria e 40 lanciarazzi multiplo, il giorno 25/02 – 180 unità dell’artiglieria e 18 lanciarazzi multiplo, il 26/02 la “RPL” ha dichiarato di aver ritirato 80% delle armi pesanti), queste dichiarazioni non corrispondono alla realtà. Il giorno 26/02, secondo i dati del gruppo RI, le truppe russo-terroristiche hanno ritirato solo circa 10-15% della quantità dichiarata. Inoltre, i terroristi ritirano le armi non a distanza concordata negli accordi di Minsk, ma in modo tale da poter riportarle alle postazioni di partenza in giro di 30-40 minuti. Ad esempio, nella zona di Olenivka-Stepne si notano i gruppi manovrabili dei mezzi corazzati (8 unità, 4 di quali sono i carri armati), i militanti svolgono il ritiro dimostrativo di questi mezzi dalle postazioni verso le retrovie durante le ore chiare della giornata, e li riportano verso le postazioni durante le ore buie della giornata. Queste manovre vengono svolte allo scopo di ingannare gli osservatori della missione dell’OSCE e convincerli di rispettare i termini della tregua concordati a Minsk.
Inoltre, come ho scritto una settimana fa, i russi hanno trovato un nuovo modo di fornire le armi e munizioni ai terroristi al Donbas, prima il rifornimento arrivava negli incolonnamenti composti dagli automezzi, ora utilizzano i treni, che partono dal territorio russo e vanno direttamente nella zona del conflitto. Così, a Ilovaisk (importante nodo ferroviario) continuano ad arrivare altri treni carichi con le armi e munizioni. I rifornimenti vengono scaricati e depositati nei magazzini provisori, da dove poi vengono distribuiti tra le unità russo-terroristiche. Oltre ai magazzini a Ilovaisk e dintorni, il nemico ha installato un magazzino delle truppe russo-terroristiche nella zona a sud da Luhans’k, dove vengono portati i mezzi e le armi, arrivati dalla Russia e le armi pesanti “ritirate dal fronte”.
In questi momenti nella località Shyrokyne il nemico sta attaccando le postazioni delle nostre truppe, violando già per ennesimo volta gli accordi di tregua di Minsk. Seguiremo il monitoraggio degli eventi e lo svolgimento delle azioni di guerra al Donbas

Dana Kuchmash

“Fratello contro fratello”, l’incubo orwelliano della disinformacija nostrana

Quando abbiamo saputo che sabato 21 febbraio la RAI2 avrebbe mandato in onda un reportage sulla guerra in Ucraina non c’eravamo fatti troppe illusioni. Che la tv di stato italiana potesse confezionare un reportage in stile BBC in cui le profonde questioni legate alla guerra in Ucraina venissero affrontate in prospettiva storica, con riferimenti puntuali e offrendo il punto di vista di entrambe le fazioni non ce l’aspettavamo di certo visto il livello di mediocrità dei media autoctoni, ma che si arrivasse a trasmettere su RAI2, canale televisivo pagato con il canone dei contribuenti la cui mission (teorica) è quella di informare e di fare servizio pubblico, un dossier come quello firmato da Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi questo non l’avevamo immaginato neanche nel peggiore degli incubi.

Uso non a caso la parola incubo perché quello andato in onda sabato scorso è un esercizio di manipolazione della realtà che andrebbe mostrato a tutti gli aspiranti giornalisti come esempio di cosa significhi distorcere la verità, usando e tagliando interviste e testimonianze, al fine di creare una “realtà altra” molto vicina all’incubo orwelliano di 1984.

Sarebbe interessante rivedere questo reportage per analizzarlo puntualmente in tutte le sue distorsioni.

Mi limiterò in questa sede a fare alcune considerazioni di massima frutto degli appunti che ho annotato mentre guardavo questa vergognosa pagina di disinformazione televisiva.

Partiamo dal titolo. Un titolo che già nella sua formulazione tradisce l’intento manipolatorio di un video che, lungi dall’essere un reportage, è un film a tesi. La tesi è che in Ucraina vi sia stato un colpo di stato da parte di “forze fasciste” e che i patrioti del Donbas, poveri minatori e trattoristi, pressoché sprovvisti di armi, si stanno opponendo con tutte le forze a questo disegno egemonico imperialista-nazista e sono costretti a uccidere i propri fratelli per il bene del loro paese!!

Intitolare questo video “Fratello contro fratello” significa in primis veicolare un messaggio forte e menzognero ossia in Ucraina c’è una guerra civile. Niente di più falso.

Se partiamo dalla definizione di guerra civile come “conflitto armato di vaste proporzioni, nel quale le parti belligeranti sono costituite da persone appartenenti alla popolazione di un unico Stato” è ben chiaro a tutti che quella che si sta combattendo in Ucraina non è una guerra civile ma una guerra tra ucraini e milizie mercenarie inviate da Mosca.

Negare questa evidenza come fa il “reportage” (le virgolette sono d’obbligo in questo caso) di Sceresini e Giroffi significa negare ciò che la stessa Unione Europea ha ufficialmente riconosciuto e che è stato documentato più volte in video e foto da tanti i paesi democratici: In Donbas ci sono truppe e armamenti che provengono da Mosca.

Patetico anche il tentativo nella prima parte del video di dipingere i cosiddetti separatisti come patrioti male armati e male equipaggiati disposti a immolare la propria vita per opporsi ai “fascisti di Kiev”. Sembra francamente strano che ai due autori sia sfuggita la singolare circostanza che quelli da loro definiti separatisti siano dotati di missili Grad e che uno di loro, Igor Vsevolodovich Girkin, conosciuto anche con il nome di Igor Ivanovich Strelkov, si sia addirittura vantato pubblicamente con un post su twitter di aver abbattuto l’aereo malese nel luglio dello scorsa estate. Che i missili Grad li vendano al mercato di Donetsk?

Ma torniamo al reportage. Dopo l’intervista in trincea a un cosiddetto filorusso, molto probabilmente un mercenario russo visto che la cadenza con cui parlava non è quella del russo che si parla in Donbas, il servizio prosegue con un’intervista a un giornalista-ideologo che, cartina alla mano, spiega che l’Ucraina non esiste e che legittimamente in Donbas si combatte per la ricostituzione della Novorossiya. E che dopo aver conquistato il Donbas – la Crimea è già nostra! – si procederà a liberare Kharkov, Zaporozhye e Odessa dalla piaga fascista-nazionalista.

Ovviamente gli autori di questo “lavoro giornalistico” si guardano bene dall’informare l’ignaro spettatore, che vorrebbe cercare di comprendere cosa sta realmente succedendo in quelle terre orientali, che l’Ucraina è uno stato indipendente dal 1991, che sia il Donbas sia la Crimea hanno votato a favore dell’indipendenza ucraina e che prima del febbraio 2014 la Novorossiya era solo un delirio partorito dalla mente di un certo Dugin per invitare il Cremlino a conquistare l’odiato Occidente.

Neanche un accenno al fatto che nelle settimane scorse sono stati solo 30 su 740 i residenti del Donbas che hanno scelto di lasciare i territori di guerra per riparare in Russia. Come si spiega questa percentuale decisamente bassa con la tesi fatta propria dal reportage che in Donbas la maggioranza della gente vuole vivere e ricongiungersi con la Santa Madre Russia? Forse chi decide di riparare a Kiev e a Leopoli è un sadomasochista che decide di farsi torturare dai famigerati nazisti ucraini?

Quando dopo mezzora circa di bombardamento mediatico e di lavaggio del cervello, condito da messaggi reiterati su fascisti di Kiev, partigiani del Donbas e apologia di uno stato inesistente come la Novorossiya, i due “giornalisti” decidono di occuparsi del fronte opposto, quello ucraino, la scena si sposta a Kiev.

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In una Kiev dove i militanti “fascisti” e “ipernazionalisti” di Svoboda salutano un battaglione di volontari che parte per il fronte.

Ovviamente l’enfasi è su Svoboda, definito partito di nazisti, sui suoi militanti e sulla “giunta” di Kiev. Neanche un accenno al fatto che i vari battaglioni sono composti di volontari di diversa estrazione politico-sociale che affiancano l’esercito regolare, nessun accenno al fatto che Svoboda e Pravyi Sektor, partiti nazionalisti non nazisti, hanno ottenuto consensi elettorali talmente irrisori che non hanno eletto deputati alla Rada, nessun accenno al fatto che le elezioni presidenziali di maggio e quelle parlamentari di ottobre sono state riconosciute internazionalmente come libere, trasparenti e democratiche a differenza dei referendum farlocchi di Luhansk e Donetsk imposti, come in precedenza in Crimea, con le armi.

Una piccola postilla sulla Crimea. Quando i nostri baldi reporter hanno intervistato il giornalista-ideologo della Novorossiya che pontificava sulla russicità della Crimea si sono guardati bene dall’evidenziare la natura multietnica di questa regione e che nel referendum del 16 marzo 2014, imposto con kalashnikov e carri armati, le schede erano già state votate. E questo non lo dice il senatore McCain, falco di Washington, ma lo ha confessato candidamente proprio Strelkov qualche settimana fa in un’intervista a un giornale inglese.

Ai nostri è sfuggita un’altra questione che evidentemente reputano di poco conto, forse il diritto internazionale per questi signori è una sovrastruttura borghese… Mi riferisco alla violazione del memorandum di Budapest del 1994 che garantiva all’Ucraina la sua integrità territoriale in cambio dello smantellamento del suo arsenale nucleare. La Russia, paese che assieme a Gran Bretagna e Stati Uniti aveva firmato quell’accordo, è lo stesso paese che l’ha violato annettendosi la Crimea e invadendo militarmente il Donbas.

Ciliegina sulla torta il finale di questo reportage ossia l’intervista a una donna di Donetsk che afferma con faccia straziante da brava attrice di melodramma, anzi mi verrebbe da dire da opera buffa, “ Ma perché Putin non manda l’esercito? I fascisti ci riempiono di fosforo e missili!!”

Forse occorrerebbe rassicurare la signora che Putin l’esercito l’ha inviato ormai da mesi e che i missili sono già stati lanciati contro la popolazione civile a Kramatorsk, Mariupol e altre città su ordine dello stesso zar.

Ma la verità nell’incubo orwelliano costruito da Andrea Sceresini e Lorenzo Giroffi si chiama falsità, la guerra è pace, 2+2 fa 3. I buoni sono gli assassini e l’antifascismo è quello di Putin e dei suoi seguaci (prezzolati e non).

Massimiliano Di Pasquale

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