I capolavori Jugendstil di Mikhail Eisenstein

Estratto dal capitolo 2 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore

Sede di ambasciate e di consolati, Elizabetes iela – arteria principale del distretto Art Nouveau, a nord est della Città Vecchia – dà vita con la parallela Alberta iela e con le perpendicolari Strēlnieku iela e Antonijas iela a un ideale quadrilatero, che annovera i palazzi liberty più belli della capitale.
Degno di particolare interesse quello al civico 10b di Elizabetes iela, commissionato dal ricco consigliere di stato Lebedinsky e realizzato da Eisenstein nel 1903. Le decorazioni della facciata, che ritraggono figure zoomorfe, antropomorfe e creature ibride in bianco su sfondo azzurro, testimoniano la forte influenza del Simbolismo nell’opera di Eisenstein e fanno di questo palazzo forse la struttura più drammatica e impressionante concepita dalla mente dell’architetto pietroburghese. Il tema della facciata, a detta di molti, è proprio l’incontro/scontro tra razionale e irrazionale, forze che da sempre dominano la psiche umana.

elizabetes iela 10b ©massimiliano di pasquale

Lasciata Elizabetes iela, mi porto a destra lungo la Antonijas e dopo qualche metro imbocco la leggendaria Alberta iela. Considerata un autentico trionfo di capolavori Jugendstil, Alberta iela è altresì la via che, accanto agli edifici di celebri architetti quali Scheffel, Scheel e Pēkšēns, situati per lo più sul lato sinistro della strada, allinea sul lato opposto il maggior numero di lavori progettati da Eisenstein.
Il primo che trovo è quello al civico 2a. Ultimo realizzato in ordine cronologico, risale al 1906, il palazzo è noto per essere stato la dimora del filosofo inglese di origini lettoni Isaiah Berlin. Berlin, figlio di un ricco mercante di legname di origine ebraica, visse in questa casa dal giorno della nascita, 6 giugno 1909, fino al 1915, quando la sua famiglia si trasferì prima a San Pietroburgo e poi nel 1921 in Gran Bretagna. Sei anni fa in occasione del centenario della sua nascita Riga ha deciso di omaggiare il filosofo oxfordiano, noto in tutto il mondo per il suo saggio Due concetti di libertà (1958), organizzando ogni anno, in giugno, una giornata di dibattiti e conferenze politico-filosofiche dedicata alla sua memoria.
Osservando la facciata della residenza in cui Berlin trascorse i primi anni della sua vita, si rimane colpiti dall’armonia degli elementi decorativi prevalentemente rotondeggianti, dai trafori alti e dal contrasto cromatico prodotto dai motivi verticali in mattoncini rossi su sfondo grigiastro. Imponenti le due sfingi ai lati dell’ingresso che con la loro espressione statica e solenne rimandano alla natura misteriosa di quelle dell’antico Egitto.

Eisenstein - Alberta iela 2a - ©massimiliano di pasquale
Per certi versi simile a quello di Elisabetes iela 10b, ma non per questo meno privo di fascino, l’edificio al numero 8 di Alberta iela. Anche in questo caso Eisenstein gioca sull’accoppiata cromatica bianco-azzurro per dar vita agli eleganti ornamenti della facciata.
Nello stabile al numero 12, costruito nel 1903 da Konstantīns Pēkšēns assieme all’allora studente di architettura Eižens Laube, che spicca per il suo pittoresco tetto rosso e per le decorazioni che riproducono elementi del regno animale e vegetale quali pigne e scoiattoli, si trova invece il Rigas Jugendstila Muzejs, ossia il Museo Art Nouveau della capitale baltica.
Aperto nel 2009, il museo – al quale si accede percorrendo una lunga scala a chiocciola, sul cui soffitto si possono ammirare dipinti ornamentali, realizzati probabilmente dall’artista lettone Jānis Rozentāls, considerati tra i più notevoli esempi di Jugendstil a livello mondiale – riproduce con estremo rigore filologico gli interni di un appartamento dei primi del Novecento decorato e arredato in puro stile liberty.

Interno palazzo art nouveau - max di pasquale (3)
Fu lo stesso Rozentāls a progettare gran parte del mobilio e degli oggetti qui esposti, spiega Maria, la gentile ragazza di origine russa che mi accoglie all’ ingresso.
Parlando con lei dei capolavori di Eisenstein senior in Alberta iela, si finisce inevitabilmente per toccare il delicato tema del rapporto tra Mikhail e il figlio Sergei. Come la maggior parte degli abitanti di Riga, ad eccezione dei curatori del Museo del Cinema, che nutrono una sorta di venerazione per il regista di Sciopero!, anche Maria sembra più affascinata dall’opera del padre. Eppure la fama di Mikhail, prima che Riga conquistasse la sua indipendenza e diventasse meta di viaggiatori innamorati di storia dell’arte, era esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori. Basti pensare, come ricorda Jan Brokken, nel suo bel libro Anime Baltiche, che pure la prima biografa di Sergei, Marie Seton, in un testo del 1952, lo descrive vagamente “come un ingegnere di successo”.

Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

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Jūrmala in Inverno

Estratto dal capitolo 5 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

Novembre 2013

Dopo aver scattato qualche foto alla monumentale casa in legno al civico 2, costruita nel 1909 in stile Neoclassico e riportata allo splendore originario nel 1997 dall’architetto lettone Krūmiņš, lascio Jūras iela e mi incammino sulla strada che conduce al lungomare.
Mi intriga l’idea di passeggiare tra dune sabbiose e spiagge bianche in uno scenario nordico, intriso di poesia, che riporta alla mente la Deauville di Lelouch in Un uomo e una donna. È strano – forse neanche tanto visto che i film dovevano sottostare ai dettami del realismo socialista – che nessun regista lettone abbia mai pensato di ambientare in questi luoghi una struggente storia d’amore. Jūrmala veniva presa in considerazione a livello cinematografico solo quando occorreva ricreare location statunitensi.
Jūrmala
In tal caso non si filmavano spiagge bianche, foreste di betulle e cieli crepuscolari, bensì la superstrada a sei corsie, l’unica di tutta la Lettonia – ribattezzata per l’appunto ‘dieci minuti d’America’ – che collega Jūrmala a Riga. Ma prima di poter ammirare le spumeggianti onde del Baltico schiantarsi sulla spiaggia e dar vita col vociare del vento a una sinfonia dal fascino ancestrale, mi aspetta la cupa visione del fatiscente casermone sovietico in fondo alla via. L’edificio, molto probabilmente un ex sanatorio, trasmette un profondo senso di squallore. Vetrate divelte, ringhiere pericolanti, muri scrostati, bottiglie rotte testimoniano un grave stato di abbandono.
L’immagine della spiaggia pressoché deserta, solo in lontananza scorgo sfocata un’ombra che parrebbe una figura umana, mi ridona un senso di armonia e di libertà.
Sono le tre di pomeriggio, ma nel cielo blu cobalto segnato da nuvole antracite, sono già comparsi gli arancioni, i vermigli e i gialli zafferano del tramonto. Un tramonto che più tardi si rivelerà suggestivo come un’aurora boreale.
Sulla battigia, dove le scarpe lasciano impronte subito cancellate dall’acqua, si posa ogni tanto uno stormo di gabbiani. Le increspature del Baltico sono scaglie blu – marrone raggrinzate dal vento gelido. Muovendomi lentamente in direzione nord dopo pochi metri, sul lato della strada, scorgo l’edificio ocra che un tempo ospitava l’Hotel Marienbāde, il primo centro termale ‘moderno’ di Jūrmala.
Fondato nel 1870, nell’arco di pochi anni divenne celebre in tutta Europa per i trattamenti di terapia climatica del dottor Johann Christian Nordstrom.
In precedenza Jūrmala aveva legato il suo nome alla bontà delle acque sulfuree di Ķemeri che, ancora prima della nascita nel 1838 della spa, si erano rivelate un autentico toccasana per gli ufficiali russi feriti nella campagna di Napoleone del 1812.
Ma torniamo al dottor Nordstrom e alla sua creatura: l’Hotel Marienbāde. Ai pazienti che alloggiavano in questo splendido resort venivano prescritte camminate a piedi nudi in riva al mare, attività fisiche all’aria aperta e lunghe nuotate nell’acqua tiepida del mezzogiorno.
Jurmala
Le cure talassoterapiche e balneoterapiche introdotte dal dottor Nordstrom trasformarono Jūrmala in un centro termale all’avanguardia che rivaleggiava con Brighton e Biarritz, località frequentate dall’aristocrazia e dalla borghesia nordeuropea sin dal XVIII secolo. A metà del Settecento infatti, grazie all’ affermarsi in Inghilterra di un movimento culturale che teorizzava l’effetto benefico e salutare dell’acqua marina, Brighton smise i panni di villaggio di pescatori per indossare quelli di località mondana pioniera nei trattamenti idroterapici. La ‘London by the sea’, così ribattezzata dai suoi primi avventori, diventò talmente famosa che anche la scrittrice inglese Jane Austen, acuta osservatrice dei costumi della società georgiana, ambientò a Brighton alcuni episodi di Orgoglio e Pregiudizio (1813) e Mansfield Park (1814).
Paolo Sorcinelli nel saggio Storia sociale dell’acqua ricorda invece come in Gran Bretagna “già nel 1748 il dottor Frewin consigliava ai suoi pazienti di bere l’acqua del mare di Southampton” e “nella seconda metà del Seicento il dottor Wittie prescriveva il bagno di mare ai gottosi”. È sempre Sorcinelli a sottolineare che “il successo o il fallimento di molti centri idroterapici fu decretato […] dalla presenza o dall’assenza di una stazione ferroviaria”.
Esattamente quello che accadde qui a Jūrmala dove lo sviluppo della località termale andò di pari passo con l’intensificarsi della rete ferroviaria. Nel 1912, con l’inaugurazione della linea Ķemeri – Mosca, la fama del centro balneare baltico si estese a tutto l’Impero Russo.

***

“Could you take a picture of me?”
Ha capelli ramati e un viso fanciullesco leggermente punteggiato di efelidi la ragazzona che all’altezza del Jūras Pavilijons mi chiede di fotografarla sullo sfondo del cielo al tramonto.
Hanna è ucraina, ha ventisette anni, fa la giornalista ed è arrivata a Riga da un paio di giorni dopo aver partecipato al meeting di Vilnius del 29 novembre. È molto delusa dal fatto che nella capitale lituana l’Ucraina non abbia firmato l’accordo di Associazione Economica con la UE. Racconta che nei giorni precedenti alcuni suoi amici di Kyiv sono stati picchiati dalla polizia mentre manifestavano pacificamente nei pressi del palazzo presidenziale dove risiede Yanukovych.
Mentre parliamo scatta foto a ripetizione. Viaggia con due macchine fotografiche a tracolla. Una Canon nuova di pacca e una vecchia analogica.
Confessa di essere stanca di scrivere di politica ucraina e di farlo solo per garantirsi uno stipendio a fine mese. Come molti suoi connazionali sta sperimentando il profondo senso di rabbia e di disillusione alimentatosi in Ucraina con l’ascesa al potere dell’uomo di Mosca, Viktor Yanukovych.
“Vorrei fare l’artista e vivere solo di fotografia” esclama a un certo punto quando le chiedo dei suoi progetti per il futuro. Ostenta grande sicurezza di sé, ma forse è solo un modo per nascondere delusione e timidezza. Prima di salutarmi mi regala una sua foto opaca formato cartolina. Ritrae il cortile di un vecchio palazzo semidistrutto della sua città d’origine, Kryvyi Rih, trasformato in un rudimentale campo da basket.
Sono le tre e mezza di pomeriggio quando ci congediamo.
Jūrmala
Nel cielo le strisce arancio e zafferano sfumano lentamente, inghiottite dalle gradazioni di blu di una sera invernale che a queste latitudini nordiche arriva molto presto. La panchina di legno azzurra irradiata dalla luce crepuscolare, scesa sulla spiaggia gelida, è una natura morta che trasmette un senso di perfetta solitudine.

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

http://www.sirente.it/prodotto/riga-magica-massimiliano-di-pasquale/

Riga Magica – Preview

Riga Magica
Massimiliano Di Pasquale
Prima edizione: dicembre 2015
Foliazione: XXVI-288 pp, ill. br.
Parole chiave: Viaggio, Riga, Lettonia, Russia, Europa Orientale

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Capitale europea della cultura 2014 e unica metropoli dell’area baltica, Riga è una città di grande fascino che negli ultimi vent’anni ha recuperato interamente la tradizione cosmopolita che l’ha sempre contraddistinta nel corso dei secoli. Fondata nel 1201 dal vescovo tedesco Albert von Buxhoevden come avamposto cristiano contro i barbari, Riga ha assunto presto il ruolo di crocevia tra Russia, Europa Occidentale e Scandinavia diventando, prima di essere inglobata nell’Impero russo, la seconda capitale del Regno di Svezia.
Massimiliano Di Pasquale, dopo aver attraversato l’Ucraina dai Carpazi alla Crimea (Ucraina terra di confine, il Sirente 2012), ci guida alla scoperta di questa città, che nonostante una storia secolare, è pressoché sconosciuta al pubblico italiano.
Ci accompagna nel quartiere moscovita di Maskavas, nei luoghi esoterici della Città vecchia, in quelli tragici dell’Ebraismo lettone, ci porta ad ammirare i capolavori dell’Art Nouveau baltico, le spiagge bianche di Jūrmala, stazione termale frequentata dalla nobiltà europea dell’Ottocento, ci restituisce odori e colori di uno dei più grandi mercati d’Europa e ci svela aneddoti legati a personaggi come Richard Wagner, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Isaiah Berlin e Sergei Eisenstein vissutinella capitale lettone.
L’autore, attraverso uno stile originale che mescola sapientemente ricordi personali, episodi storici, cultura pop e reminescenze letterarie, cattura in pagine di rara bellezza la magia di una città che, dopo essersi liberata dal giogo sovietico, si è contraddistinta nelle due ultime decadi per una vivacità culturale senza precedenti.

Massimiliano Di Pasquale è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Ha pubblicato il libro fotografico In Ucraina, immagini per un diario (2010) e Una fabbrica, una città, una famiglia. Benelli 1911-2011 (2011). Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per Il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico.

il Sirente
Inchieste

XXII-288 pp., ill. br

http://www.sirente.it/prodotto/riga-magica-massimiliano-di-pasquale/

 

Ideologi del Cremlino #1 – Vitaly Tretyakov

L’attuale politica imperiale russa che sta destabilizzando l’Ucraina, ma che mette a serio rischio tutta l’Europa centro-orientale con possibili effetti domino in Moldova, Georgia e nelle tre Repubbliche Baltiche – Lettonia ed Estonia in primis data la presenza di cospicue comunità russofone che non hanno mai voluto integrarsi con il resto della popolazione – affonda le sue radici nella grave crisi russo-georgiana dell’agosto 2008. Fu in quella occasione che i disegni imperiali di Putin, non solo si palesarono con l’aggressione militare in Georgia, ma furono esplicitamente teorizzati in una sorta di manifesto della Grande Russia.
I toni, a ben vedere erano solo un po’ più pacati, ma neppure troppo, rispetto a quelli virulenti alla Goebbels usati da
Alexander Dugin, oggi principale ideologo del Cremlino. La rivista Limes, in un numero speciale uscito nel giugno del 2008 intitolato Progetto Russia, ospitava diversi articoli in cui si auspicava la spartizione dell’Ucraina e lo smembramento della Georgia. Di lì a pochi mesi la Russia, approfittando delle Olimpiadi cinesi – lo sport è una formidabile arma di distrazione di massa – e della complicità di Francia, Germania e Italia, che nel marzo dello stesso anno avevano negato alla Georgia di Mikheil Saakashvili l’ingresso nella NATO, invase l’Ossezia del Sud.

Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich

Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich

Lo spin doctor di allora del tandem Medveded-Putin era un tale Vitaly Tretyakov.
Quello che trovate qui sotto è un ritratto scritto per Il Riformista, pubblicato con il titolo L’ideologo di Putin? Un giornalista, qualche giorno dopo l’arrivo dei carri armati russi in territorio georgiano.

Membro dell’esclusivo Club Inglese di Mosca, sorto nel 1996 come erede del circolo anglofilo che a metà Ottocento accoglieva tra le sue fila il meglio dell’aristocrazia russa, Vitaly Tovievich Tretyakov è un tipico rappresentante della nuova Russia. Giano bifronte che ostenta muscoli verso le ex-repubbliche sorelle in ossequio a una secolare tradizione imperialista e al contempo mostra all’Occidente il suo volto pseudo liberal citando la passione per i Deep Purple del presidente Medvedev.
Vitaly Tretyakov, laurea in giornalismo all’Università Statale di Mosca (GUM), una lunga gavetta dal ’76 all’88 all’agenzia di stampa Ria Novosti, di cui diventa uno dei principali redattori, e sul finire degli anni ’80 vice caporedattore di Moskovskie novosti, appartiene a quella schiera di cinquantenni russi che si sono dati una missione storica. Riportare la Russia agli antichi fasti dell’Impero sovietico o se preferite zarista (in ottica geopolitica i due termini sono assolutamente fungibili).
Una fede quella di Tretyakov nella rinascita della Grande Russia che non ha mai vacillato. Neppure nei difficili anni del post-soviet quando la neonata Federazione sopravviveva grazie alle sovvenzioni del Fondo Monetario Internazionale e agli aiuti economici dell’ex nemico Zio Sam.
Possiamo tornare grandi scriveva orgogliosamente su Limes nel 1998 quando in molti, forse in troppi, erano già pronti a celebrare il de profundis per la patria di Dostoevskij e Lenin.
Lui obiettava ai tanti scettici che, “nonostante la politica incredibilmente mediocre” di quegli anni – imputabile alla ritirata volontaria dalle frontiere globali della perestrojka gorbacioviana e all’inettitudine di Eltsin – la Russia non fosse affatto morta.
I confini della Federazione Russa oggi (n.d.r.1998) sono disegnati in modo artificiale. Perciò, se in alcune aree i confini escludono parti di territorio propriamente russe (per esempio nel Kazakistan settentrionale, in Crimea, in Ucraina orientale, eccetera), in altre aree esse aggiungono parti in eccesso…

Limes, copertina del numero uscito a giugno del 2008 intitolato "Progetto Russia".

Limes, copertina del numero uscito a giugno del 2008 intitolato “Progetto Russia”.

La restaurazione della Grande Russia, nei limiti geografici del CSI, era a suo avviso legata a due fattori principali, l’efficacia delle riforme intraprese nel paese e l’affacciarsi sullo scenario politico di un vero leader.
Scettico su entrambi i fronti sosteneva di non vedere “all’orizzonte politico personalità capaci di riconoscere, formulare correttamente e risolvere in modo adeguato il problema dell’integrità della Russia”.
Mentre la Federazione si affaccia al nuovo millennio piena di dubbi ed incertezze, Tretyakov continua a portare avanti le sue idee nazionaliste e panslaviche sulle pagine di Nezavisimaja Gazeta, giornale da lui stesso fondato nel 1990.
Ma nel 2001, la Russia è nel frattempo entrata nell’era putiniana, se ne va in disaccordo con la proprietà editoriale.
Nello stesso anno è tra i fondatori di Nezavisimaja izdatel’skaja gruppa, gruppo di giornalisti indipendenti che darà vita alla rivista Politicheskij klass.
Individuato in Putin l’uomo forte capace di restituire finalmente dignità al popolo russo, Tretyakov, che nel dicembre 2006 è tornato a Moskovskie novosti in qualità di caporedattore, suggella la rinascita della potenza russa ne “Il Manifesto della Grande Russia”.
In questo articolo del 2006 il giornalista-ideologo annuncia che i pseudo-confini della Federazione saranno superati.
I primi a farne le spese, i tragici eventi di questi giorni sembrano confermarlo, saranno proprio Georgia e Ucraina, ree di essersi svendute al nemico americano.
Nell’articolo Ucraina vybor Rossii uscito su Rossijskaja Gazeta nel 2005 Tretyakov aveva già ampiamente espresso questo concetto, denunciando il complotto occidentale portato avanti da Yushchenko e dagli statunitensi in Ucraina.
Nonostante tutti gli errori dell’anno scorso, nonostante la sconfitta di fatto nella battaglia per l’Ucraina, Mosca non ha il diritto di essere neutrale e passiva perché oggi non c’è una battaglia ma tutta la campagna. Adesso è ora di impiegare tutte le risorse della Russia per questa campagna e le risorse della Russia sono colossali”.
Un vero e proprio appello a inforcare le baionette assai simile a quello riportato dal sito www.regnum.ru, nell’ottobre di quell’anno, in cui Tretyakov arriva ad affermare “la necessità di comperare i territori di Abkhazia e Ossezia del Sud in quanto abitati da cittadini russi..

Massimiliano Di Pasquale