Riga Skyline Bar

Estratto dal capitolo 3 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

Lo Skyline Bar, cocktail lounge bar tra i più esclusivi della capitale lettone, si trova al ventiseiesimo piano di quello che un tempo era il grattacielo dell’Intourist.
L’hotel, che nel 1982 ospitò Colin Thubron durante il suo viaggio a Riga, è stato trasformato, dopo un lungo lavoro di ristrutturazione, conclusosi nel 2001, con l’aggiunta tra l’altro di quattro nuovi piani (ventisette rispetto ai ventitré originari), in uno degli alberghi più prestigiosi della città.
Se il reporter inglese visitasse oggi il Radisson Blu Hotel Latvija stenterebbe a riconoscere in questo lussuoso albergo, sede di conferenze ed eventi internazionali – è il più grande e importante business center dei Baltici – lo squallido parallelepipedo sovietico in cui, un tempo, venivano fatti alloggiare gli stranieri, specie se appartenevano alla categoria dei giornalisti occidentali, non certo amata dai funzionari del Partito.
Agli occhi di Thubron, l’Intourist, ancorché di recente costruzione – era stato ultimato nel 1979 dopo dodici anni di lavoro – rappresentava l’epitome del grigiore, della megalomania e della paranoia sovietica, con ospiti sorvegliati giorno e notte da microspie collocate nelle stanze e dalla dezhurnaya del piano che “con il suo lavoro insonne di 24 ore di guardia, seguita da tre giorni di riposo […] sembrava incarnare la mania russa per il controllo”.
I lettoni dicono scherzando che questi ghetti per turisti sono fatti per il sessanta per cento di vetro, per il trenta per cento di cemento armato e per il dieci per cento di microfoni.
Fortunatamente – rivela Thubron – talvolta bastava una battuta o una gentilezza per far sbocciare nei volti granitici di quelle donne di mezza età, spesso vedove, un sorriso quasi materno.

 

Oggi la clientela dell’Hotel Latvija è molto diversa. Nessuno deve fingere sorrisi o inventarsi battute per ottenere lampadine di ricambio per abat-jour che si fulminavano con estrema facilità o una coperta in più. Né tantomeno supplicare, o allungare dollari sottobanco ai camerieri, per riuscire a mangiare qualcosa nei tre ristoranti, già chiusi alle otto di sera.
Dei tre ristoranti dell’hotel, uno era chiuso per lavori di restauro, l’altro era chiuso per turno e la porta del terzo esibiva una scritta che rifiutava l’ingresso a chi non indossasse un abito e una cravatta”.
Nonostante i più anziani considerino ancora quel grattacielo che domina lo skyline della Città Nuova un luogo sinistro – gli spettri dell’epoca sovietica sono ancora presenti nella mente di chi ha vissuto quegli anni – ora la maggior parte degli abitanti e i turisti lo associano immediatamente all’elegante Skyline Bar.
Il locale, cui si accede attraverso un avveniristico ascensore esterno in vetro che può creare qualche vertigine, merita una visita, specie all’ora del tramonto.
Il panorama che ammiro dalle pareti a vetro del bar in un pomeriggio di fine novembre, sorseggiando un Martini – sono più di cento i cocktail in menù –in compagnia di due simpatici ragazzi svedesi a Riga per il weekend, è qualcosa di più della classica vista mozzafiato da una torre panoramica. L’arancione, il giallo e il grigio dorato delle nubi al crepuscolo colorano infatti di una luce calda e suggestiva il glaciale cielo lettone confondendo e smussando le sagome degli edifici più alti e caratteristici della città.
Quando lo sguardo si allontana dalle chiese di Vecrīga, dagli hangar del Mercato Centrale e dal Palazzo dell’Accademia delle Scienze e si allunga verso i quartieri periferici, che si estendono a raggiera dal centro, Riga cessa di essere la città portuale, sorella gemella di Tallinn – come in Venusberg, romanzo di Anthony Powell ambientato negli anni Trenta in una polis immaginaria che racchiude le caratteristiche della capitale lettone e di quella estone – e rivendica a sé il ruolo di unica metropoli del Baltico.

Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

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I capolavori Jugendstil di Mikhail Eisenstein

Estratto dal capitolo 2 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore

Sede di ambasciate e di consolati, Elizabetes iela – arteria principale del distretto Art Nouveau, a nord est della Città Vecchia – dà vita con la parallela Alberta iela e con le perpendicolari Strēlnieku iela e Antonijas iela a un ideale quadrilatero, che annovera i palazzi liberty più belli della capitale.
Degno di particolare interesse quello al civico 10b di Elizabetes iela, commissionato dal ricco consigliere di stato Lebedinsky e realizzato da Eisenstein nel 1903. Le decorazioni della facciata, che ritraggono figure zoomorfe, antropomorfe e creature ibride in bianco su sfondo azzurro, testimoniano la forte influenza del Simbolismo nell’opera di Eisenstein e fanno di questo palazzo forse la struttura più drammatica e impressionante concepita dalla mente dell’architetto pietroburghese. Il tema della facciata, a detta di molti, è proprio l’incontro/scontro tra razionale e irrazionale, forze che da sempre dominano la psiche umana.

elizabetes iela 10b ©massimiliano di pasquale

Lasciata Elizabetes iela, mi porto a destra lungo la Antonijas e dopo qualche metro imbocco la leggendaria Alberta iela. Considerata un autentico trionfo di capolavori Jugendstil, Alberta iela è altresì la via che, accanto agli edifici di celebri architetti quali Scheffel, Scheel e Pēkšēns, situati per lo più sul lato sinistro della strada, allinea sul lato opposto il maggior numero di lavori progettati da Eisenstein.
Il primo che trovo è quello al civico 2a. Ultimo realizzato in ordine cronologico, risale al 1906, il palazzo è noto per essere stato la dimora del filosofo inglese di origini lettoni Isaiah Berlin. Berlin, figlio di un ricco mercante di legname di origine ebraica, visse in questa casa dal giorno della nascita, 6 giugno 1909, fino al 1915, quando la sua famiglia si trasferì prima a San Pietroburgo e poi nel 1921 in Gran Bretagna. Sei anni fa in occasione del centenario della sua nascita Riga ha deciso di omaggiare il filosofo oxfordiano, noto in tutto il mondo per il suo saggio Due concetti di libertà (1958), organizzando ogni anno, in giugno, una giornata di dibattiti e conferenze politico-filosofiche dedicata alla sua memoria.
Osservando la facciata della residenza in cui Berlin trascorse i primi anni della sua vita, si rimane colpiti dall’armonia degli elementi decorativi prevalentemente rotondeggianti, dai trafori alti e dal contrasto cromatico prodotto dai motivi verticali in mattoncini rossi su sfondo grigiastro. Imponenti le due sfingi ai lati dell’ingresso che con la loro espressione statica e solenne rimandano alla natura misteriosa di quelle dell’antico Egitto.

Eisenstein - Alberta iela 2a - ©massimiliano di pasquale
Per certi versi simile a quello di Elisabetes iela 10b, ma non per questo meno privo di fascino, l’edificio al numero 8 di Alberta iela. Anche in questo caso Eisenstein gioca sull’accoppiata cromatica bianco-azzurro per dar vita agli eleganti ornamenti della facciata.
Nello stabile al numero 12, costruito nel 1903 da Konstantīns Pēkšēns assieme all’allora studente di architettura Eižens Laube, che spicca per il suo pittoresco tetto rosso e per le decorazioni che riproducono elementi del regno animale e vegetale quali pigne e scoiattoli, si trova invece il Rigas Jugendstila Muzejs, ossia il Museo Art Nouveau della capitale baltica.
Aperto nel 2009, il museo – al quale si accede percorrendo una lunga scala a chiocciola, sul cui soffitto si possono ammirare dipinti ornamentali, realizzati probabilmente dall’artista lettone Jānis Rozentāls, considerati tra i più notevoli esempi di Jugendstil a livello mondiale – riproduce con estremo rigore filologico gli interni di un appartamento dei primi del Novecento decorato e arredato in puro stile liberty.

Interno palazzo art nouveau - max di pasquale (3)
Fu lo stesso Rozentāls a progettare gran parte del mobilio e degli oggetti qui esposti, spiega Maria, la gentile ragazza di origine russa che mi accoglie all’ ingresso.
Parlando con lei dei capolavori di Eisenstein senior in Alberta iela, si finisce inevitabilmente per toccare il delicato tema del rapporto tra Mikhail e il figlio Sergei. Come la maggior parte degli abitanti di Riga, ad eccezione dei curatori del Museo del Cinema, che nutrono una sorta di venerazione per il regista di Sciopero!, anche Maria sembra più affascinata dall’opera del padre. Eppure la fama di Mikhail, prima che Riga conquistasse la sua indipendenza e diventasse meta di viaggiatori innamorati di storia dell’arte, era esclusivo appannaggio degli addetti ai lavori. Basti pensare, come ricorda Jan Brokken, nel suo bel libro Anime Baltiche, che pure la prima biografa di Sergei, Marie Seton, in un testo del 1952, lo descrive vagamente “come un ingegnere di successo”.

Massimiliano Di Pasquale

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

Jūrmala in Inverno

Estratto dal capitolo 5 di Riga Magica. Cronache dal Baltico (Il Sirente 2015). Per gentile concessione dell’editore e dell’autore.

Novembre 2013

Dopo aver scattato qualche foto alla monumentale casa in legno al civico 2, costruita nel 1909 in stile Neoclassico e riportata allo splendore originario nel 1997 dall’architetto lettone Krūmiņš, lascio Jūras iela e mi incammino sulla strada che conduce al lungomare.
Mi intriga l’idea di passeggiare tra dune sabbiose e spiagge bianche in uno scenario nordico, intriso di poesia, che riporta alla mente la Deauville di Lelouch in Un uomo e una donna. È strano – forse neanche tanto visto che i film dovevano sottostare ai dettami del realismo socialista – che nessun regista lettone abbia mai pensato di ambientare in questi luoghi una struggente storia d’amore. Jūrmala veniva presa in considerazione a livello cinematografico solo quando occorreva ricreare location statunitensi.
Jūrmala
In tal caso non si filmavano spiagge bianche, foreste di betulle e cieli crepuscolari, bensì la superstrada a sei corsie, l’unica di tutta la Lettonia – ribattezzata per l’appunto ‘dieci minuti d’America’ – che collega Jūrmala a Riga. Ma prima di poter ammirare le spumeggianti onde del Baltico schiantarsi sulla spiaggia e dar vita col vociare del vento a una sinfonia dal fascino ancestrale, mi aspetta la cupa visione del fatiscente casermone sovietico in fondo alla via. L’edificio, molto probabilmente un ex sanatorio, trasmette un profondo senso di squallore. Vetrate divelte, ringhiere pericolanti, muri scrostati, bottiglie rotte testimoniano un grave stato di abbandono.
L’immagine della spiaggia pressoché deserta, solo in lontananza scorgo sfocata un’ombra che parrebbe una figura umana, mi ridona un senso di armonia e di libertà.
Sono le tre di pomeriggio, ma nel cielo blu cobalto segnato da nuvole antracite, sono già comparsi gli arancioni, i vermigli e i gialli zafferano del tramonto. Un tramonto che più tardi si rivelerà suggestivo come un’aurora boreale.
Sulla battigia, dove le scarpe lasciano impronte subito cancellate dall’acqua, si posa ogni tanto uno stormo di gabbiani. Le increspature del Baltico sono scaglie blu – marrone raggrinzate dal vento gelido. Muovendomi lentamente in direzione nord dopo pochi metri, sul lato della strada, scorgo l’edificio ocra che un tempo ospitava l’Hotel Marienbāde, il primo centro termale ‘moderno’ di Jūrmala.
Fondato nel 1870, nell’arco di pochi anni divenne celebre in tutta Europa per i trattamenti di terapia climatica del dottor Johann Christian Nordstrom.
In precedenza Jūrmala aveva legato il suo nome alla bontà delle acque sulfuree di Ķemeri che, ancora prima della nascita nel 1838 della spa, si erano rivelate un autentico toccasana per gli ufficiali russi feriti nella campagna di Napoleone del 1812.
Ma torniamo al dottor Nordstrom e alla sua creatura: l’Hotel Marienbāde. Ai pazienti che alloggiavano in questo splendido resort venivano prescritte camminate a piedi nudi in riva al mare, attività fisiche all’aria aperta e lunghe nuotate nell’acqua tiepida del mezzogiorno.
Jurmala
Le cure talassoterapiche e balneoterapiche introdotte dal dottor Nordstrom trasformarono Jūrmala in un centro termale all’avanguardia che rivaleggiava con Brighton e Biarritz, località frequentate dall’aristocrazia e dalla borghesia nordeuropea sin dal XVIII secolo. A metà del Settecento infatti, grazie all’ affermarsi in Inghilterra di un movimento culturale che teorizzava l’effetto benefico e salutare dell’acqua marina, Brighton smise i panni di villaggio di pescatori per indossare quelli di località mondana pioniera nei trattamenti idroterapici. La ‘London by the sea’, così ribattezzata dai suoi primi avventori, diventò talmente famosa che anche la scrittrice inglese Jane Austen, acuta osservatrice dei costumi della società georgiana, ambientò a Brighton alcuni episodi di Orgoglio e Pregiudizio (1813) e Mansfield Park (1814).
Paolo Sorcinelli nel saggio Storia sociale dell’acqua ricorda invece come in Gran Bretagna “già nel 1748 il dottor Frewin consigliava ai suoi pazienti di bere l’acqua del mare di Southampton” e “nella seconda metà del Seicento il dottor Wittie prescriveva il bagno di mare ai gottosi”. È sempre Sorcinelli a sottolineare che “il successo o il fallimento di molti centri idroterapici fu decretato […] dalla presenza o dall’assenza di una stazione ferroviaria”.
Esattamente quello che accadde qui a Jūrmala dove lo sviluppo della località termale andò di pari passo con l’intensificarsi della rete ferroviaria. Nel 1912, con l’inaugurazione della linea Ķemeri – Mosca, la fama del centro balneare baltico si estese a tutto l’Impero Russo.

***

“Could you take a picture of me?”
Ha capelli ramati e un viso fanciullesco leggermente punteggiato di efelidi la ragazzona che all’altezza del Jūras Pavilijons mi chiede di fotografarla sullo sfondo del cielo al tramonto.
Hanna è ucraina, ha ventisette anni, fa la giornalista ed è arrivata a Riga da un paio di giorni dopo aver partecipato al meeting di Vilnius del 29 novembre. È molto delusa dal fatto che nella capitale lituana l’Ucraina non abbia firmato l’accordo di Associazione Economica con la UE. Racconta che nei giorni precedenti alcuni suoi amici di Kyiv sono stati picchiati dalla polizia mentre manifestavano pacificamente nei pressi del palazzo presidenziale dove risiede Yanukovych.
Mentre parliamo scatta foto a ripetizione. Viaggia con due macchine fotografiche a tracolla. Una Canon nuova di pacca e una vecchia analogica.
Confessa di essere stanca di scrivere di politica ucraina e di farlo solo per garantirsi uno stipendio a fine mese. Come molti suoi connazionali sta sperimentando il profondo senso di rabbia e di disillusione alimentatosi in Ucraina con l’ascesa al potere dell’uomo di Mosca, Viktor Yanukovych.
“Vorrei fare l’artista e vivere solo di fotografia” esclama a un certo punto quando le chiedo dei suoi progetti per il futuro. Ostenta grande sicurezza di sé, ma forse è solo un modo per nascondere delusione e timidezza. Prima di salutarmi mi regala una sua foto opaca formato cartolina. Ritrae il cortile di un vecchio palazzo semidistrutto della sua città d’origine, Kryvyi Rih, trasformato in un rudimentale campo da basket.
Sono le tre e mezza di pomeriggio quando ci congediamo.
Jūrmala
Nel cielo le strisce arancio e zafferano sfumano lentamente, inghiottite dalle gradazioni di blu di una sera invernale che a queste latitudini nordiche arriva molto presto. La panchina di legno azzurra irradiata dalla luce crepuscolare, scesa sulla spiaggia gelida, è una natura morta che trasmette un senso di perfetta solitudine.

Massimiliano Di Pasquale (1969), fotogiornalista e saggista, è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico italiano.

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Riga Magica – Preview

Riga Magica
Massimiliano Di Pasquale
Prima edizione: dicembre 2015
Foliazione: XXVI-288 pp, ill. br.
Parole chiave: Viaggio, Riga, Lettonia, Russia, Europa Orientale

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Capitale europea della cultura 2014 e unica metropoli dell’area baltica, Riga è una città di grande fascino che negli ultimi vent’anni ha recuperato interamente la tradizione cosmopolita che l’ha sempre contraddistinta nel corso dei secoli. Fondata nel 1201 dal vescovo tedesco Albert von Buxhoevden come avamposto cristiano contro i barbari, Riga ha assunto presto il ruolo di crocevia tra Russia, Europa Occidentale e Scandinavia diventando, prima di essere inglobata nell’Impero russo, la seconda capitale del Regno di Svezia.
Massimiliano Di Pasquale, dopo aver attraversato l’Ucraina dai Carpazi alla Crimea (Ucraina terra di confine, il Sirente 2012), ci guida alla scoperta di questa città, che nonostante una storia secolare, è pressoché sconosciuta al pubblico italiano.
Ci accompagna nel quartiere moscovita di Maskavas, nei luoghi esoterici della Città vecchia, in quelli tragici dell’Ebraismo lettone, ci porta ad ammirare i capolavori dell’Art Nouveau baltico, le spiagge bianche di Jūrmala, stazione termale frequentata dalla nobiltà europea dell’Ottocento, ci restituisce odori e colori di uno dei più grandi mercati d’Europa e ci svela aneddoti legati a personaggi come Richard Wagner, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Isaiah Berlin e Sergei Eisenstein vissutinella capitale lettone.
L’autore, attraverso uno stile originale che mescola sapientemente ricordi personali, episodi storici, cultura pop e reminescenze letterarie, cattura in pagine di rara bellezza la magia di una città che, dopo essersi liberata dal giogo sovietico, si è contraddistinta nelle due ultime decadi per una vivacità culturale senza precedenti.

Massimiliano Di Pasquale è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale e cultura sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Ha pubblicato il libro fotografico In Ucraina, immagini per un diario (2010) e Una fabbrica, una città, una famiglia. Benelli 1911-2011 (2011). Nel 2013 ha lavorato per i tipi della Bradt all’aggiornamento della Ukraine Bradt Travel Guide uscita nel giugno dello stesso anno. Per Il Sirente ha pubblicato Ucraina terra di confine (2012), caso editoriale che ha fatto conoscere l’Ucraina al grande pubblico.

il Sirente
Inchieste

XXII-288 pp., ill. br

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